|
|
Da "Umanità
Nova" n. 21 del 9 giugno 2002
Urne disobbedienti
Flop no-global alle amministrative di maggio
Chi è
causa del mal suo, pianga sé stesso: così recita un antico
detto popolare che ben si attaglia ai risultati fallimentari conseguiti
dalle liste "disobbedienti" e dai candidati no-global in altre liste (Verdi,
Prc, Ds) alle ultime elezioni comunali e provinciali. Infatti il bilancio
complessivo - se si esclude il caso a sé stante di Genova - è
apparso generalmente molto al di sotto delle aspettative, come peraltro
ammesso dallo stesso immarcescibile portavoce del "movimento dei movimenti".
Tale insuccesso
appare infatti la conseguenza diretta dell'agire politico del "movimento"
dei Disobbedienti, nato dopo la dismissione delle Tute Bianche uscite
malconce da Genova, che sarcasticamente all'indomani di tale débâcle
è stato ribattezzato il "partito dello zero virgola" (vedi il Corriere
della Sera dello scorso 29 maggio). Ma se questo infortunio conferma la
fondatezza delle nostre critiche, non possiamo fare a meno di sottolineare
che a causa dell'insano elettoralismo che ha pervaso certi settori "antagonisti",
la stampa borghese può oggi sostenere che il movimento no-global
non conta niente ironizzando sulle risibili percentuali di voti ottenuti
nell'ultima consultazione.
Le ragioni
del naufragio, peraltro previsto e prevedibile, sono diverse.
Anche in
queste elezioni si è semplicemente di nuovo affermata la logica
del "fronte unico" contro le destre, caldeggiato per altro fino a ieri
anche dall'area dei Disobbedienti (anni fa, proprio a Treviso dove hanno
raccolto appena lo 0,45% dei voti, avevano appoggiato in funzione antileghista
persino un candidato-sindaco proveniente da Forza Italia), che ha finito
per privilegiare le liste del centro-sinistra votate da quella società
civile sempre sensibile agli appelli corali per fermare Berlusconi e i
suoi cloni di provincia.
D'altra
parte, proprio il solito portavoce, poche settimane prima aveva sostenuto
che in Francia avrebbe votato Chirac per fermare Le Pen.
Inoltre
il cosiddetto movimento no-global ha dimostrato, pur nella sua debole
identità, di non essere interessato ad una sua rappresentanza politica
nelle istituzioni né disposto ad accettare sulla propria testa
deleghe a politicanti vecchi e nuovi, rivendicando una certa autonomia
e la sua alterità rispetto al sistema dei partiti, ma anche scegliendo
di stare in quel sociale che vive fuori dal Palazzo (anche municipale).
Tale più
che motivata diffidenza verso i soliti tatticismi e le manovre verticistiche
aveva peraltro impedito in questi mesi la costituzione di un Italy Social
Forum che, nei progetti di qualcuno, avrebbero dovuto appunto partecipare
alle elezioni, trasformando lo slogan "Un altro mondo è possibile"
in triste pubblicità elettorale, così come negli anni '80
i Verdi quando si trasformarono in partito si erano appropriati del simbolo
del movimento antinucleare.
Per quanto
ci è possibile intuire, le scelte di coloro che in questi mesi
hanno partecipato e dato vita alle mobilitazioni anti-G8, a quelle antirazziste
e contro la guerra, si sono quindi soprattutto divise tra il crescente
astensionismo (questo sì espressione di una reale disobbedienza
sociale!) e il voto più o meno disincantato a Rifondazione Comunista
a cui, nonostante tutto, va dato atto di non nascondere d'essere un partito.
Prima delle
elezioni, su queste pagine, parlavamo di persistenti illusioni nelle urne
ma stavolta queste si sono ritorte contro gli illusionisti.
Sandra
K.
Indice
sezione
|
"dibattito"
"G8"
"Genova
2002"
"WTO,
FMI, BM, WEF, etc."
"mondializzazione"
"movimenti"
"seattle"
noglobal@federazioneanarchica.org
|