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Da "Umanità
Nova" n. 20 del 2 giugno 2002
Dibattito
GNU Global?
L'intervento
di Salvo Vaccaro, pubblicato su U.N. del 21 aprile scorso ha riaperto
"formalmente" il dibattito sul "movimento dei movimenti".
Nel corso del convegno della Federazione Anarchica, svoltosi a Torino
il 20 e 21 aprile, ampio spazio é stato dedicato a questo dibattito
ed in particolare al "che fare" in occasione della riunione dell'European
Social Forum che si terrà a Firenze agli inizi del prossimo novembre.
Le cronache delle iniziative locali e globali che U.N. pubblica con una
certa cura e costanza segnano, a mio avviso, un punto di vista all'interno
di questo dibattito. In queste cronache, accanto alle puntuali critiche
nei confronti del dominio, si esprimono altrettanto puntuali critiche
a quei soggetti politici e sociali che si riuniranno in novembre a Firenze.
Gli estensori di queste cronache si ritengono quindi "fuori" dal movimento
che contesta il dominio globale? Con ogni probabilità, no!
Ritengo,
infatti, che la prima questione da mettere in chiaro sia: é il
"movimento dei movimenti" a definirsi tale esprimendo un alto grado di
autoreferenzialità. Si può dire che esistano più
movimenti contro la globalizzazione o, al massimo, che nel più
vasto movimento antiglobalizzazione vi siano più componenti costitutive
con specificità tali da non poter essere riassunte in una rappresentazione
politica unitaria per quanto assembleare e a democrazia diretta.
Queste
specificità: anarchica, antimperialista e democratico-socialista,
sono emerse ed emergono ad ogni piè sospinto.
Fin dagli incontri intercontinentali dell'umanità contro il liberismo
che possono essere ritenuti gli "stati generali" dei movimenti contro
la globalizzazione, queste specificità sono entrate in campo.
Nella prima fase (1996-1999) che si caratterizzava come una fase di costruzione
della teoria critica, tali specificità erano, com'è giusto
che fosse, delle opzioni teoriche, metodologiche, delle differenti sensibilità
che potevano tranquillamente coesistere nel dibattito.
Nella seconda
fase (1999-2001) che si é caratterizzata per l'inizio dell'azione
sociale di protesta, le specificità hanno dato vita a ben precise
modalità di azione e comportamenti che veicolavano contenuti e
prospettive tali da differenziarsi nei fatidici "blocchi".
Siamo oggi
ad una terza fase che é stata sancita dalle piazze (sia Genova
2001 che Barcellona 2002) e dal dibattito: a Porto Allegre si é
svolto il "congresso" globale del movimento con tanto di "controcongresso"
organizzato dalla Federazione Gaucha.
È
inevitabile che anche nel dibattito "nazionale" ed europeo si riprendano
quegli elementi di specificità che sono presenti a livello mondiale.
In particolare, l'appuntamento autunnale fiorentino, sarà il congresso
europeo della componente socialista-democratica del movimento Gnu Global.
Non vi saranno a Firenze, perché non invitate, perché fuori
dalla rappresentanza politica che vi si riunisce, perché estranee
alle logiche dell'agenda dei lavori, né la componente anarchica
né quella antimperialista. Queste ultime due componenti, forse
entrambe minoritarie (sicuramente tali nell'ambito europeo) nel più
vasto movimento, non hanno fra loro tavoli formali di discussione e le
accomuna più l'estraneità alla rappresentanza che non una
comune strategia e modalità d'azione.
Nel suo
complesso il movimento contro la globalizzazione ha una caratteristica
"riformista". Un riformismo poco nobile che non tende a cambiare (o modificare)
le strutture ma a governarle.
Al di là della radicalità della critica, al di là
di qualche radicalizzazione delle azioni di protesta, la strada tracciata
dal movimento nel suo complesso é quella della riforma degli istituti
politici sovranazionali in senso democratico-partecipativo, é quella
di rivendicare a sé finanziamenti (dalla pletora della ONG ai "bilanci
partecipativi") per esercitare in senso "umanitario" le politiche di governo
della globalizzazione.
Nessuna
critica, se non del tutto indiretta, al capitalismo ed allo stato. Del
modo di produzione si mettono in discussione gli aspetti "disumani" quali
il lavoro minorile, determinate tecnologie quali l'agricoltura OGM o le
produzioni energetiche nucleari ma si salva, nel complesso, il funzionamento
del sistema ed anzi si fa una "grande questione" della tassazione dei
flussi finanziari. Tale tassazione raccoglierebbe fondi per finanziare
le politiche "umanitarie" di cui i soggetti politici del movimento sarebbero
gli attori.
Dell'ordine
politico si critica la pratica guerrafondaia e il carattere tecnocratico
delle istituzioni mondiali facendo perno sui governi nazionali "amici"
per una democratizzazione del governo mondiale. Su questo aspetto si fonda
una saldatura con le aree antimperialiste alle quali viene lasciata la
copertura dei movimenti nazionalisti delle periferie dell'impero.
Per il
popolo di Porto Allegre (rappresentato da noi dall'ESF e dall'ISF) il
soggetto che contrasta la globalizzazione e si candida ad un governo mondiale
più "umano e più giusto" é la società civile,
qui soggetti sociali e politici, cioè, che hanno diritto di parola,
che sono già accreditati nel consesso mondiale. Non vi partecipano,
non sono accreditati, i miliardi di proletari che proprio la globalizzazione
rende tali sia al nord come al sud del pianeta.
Un riformismo
"nobile" porrebbe con chiarezza i termini dell'antagonismo e si farebbe
portatore di "riforme di struttura".
Che senso avrebbe una elezione dei vertici della Banca Mondiale o del
Fondo Monetario Internazionale se non venisse messa in discussione la
potestà normativa di questi istituti?
Che senso
avrebbe una tassazione dei flussi finanziari se non venisse messa in discussione
il diritto di proprietà e la monetarizzazione delle risorse pubbliche
che istituiscono il mercato finanziario?
Che senso
avrebbe una politica di "pace" se non venisse messo in discussione il
ruolo degli eserciti?
Il realismo
utopistico del riformismo post moderno impedisce di affrontare queste
questioni. Porle all'agenda é indiscutibile perché considerato
velleitario. Chi ci ha provato si é trovato all'indice come "violento",
"estremista", "incapace di proporre soluzioni concrete", etc.
Non sono
forse "storia" le questioni sulle quali ci siamo scontrati all'interno
del movimento?
Della questione
dei CPT. Prima uniti contro le leggi razziste, poi divisi perché
si potevano coogestire ed umanizzare queste strutture (visto che c'erano
governi amici); poi nuovamente uniti contro le recrudescenze della destra
ed ora nuovamente divisi perché con "altri interlocutori si può
trovare un dialogo".
Della questione
delle lotte sociali. Le imprese "politiche" hanno privatizzato gli spazi
che avrebbero dovuto essere SOCIALI ed AUTOGESTITI. Le conferenze del
"terzo settore" hanno prodotto "carte" di intesa con l'associazionismo
cattolico e reazionario tese alla spartizione dei fondi pubblici. Visto
che i lavoratori non sono soggetto sociale é meglio accordarsi
con le burocrazie sindacali e via di codismo nei confronti della CGIL.
Ci sarà
chi intenderà queste considerazioni come "settarie".
Sarà!
Afone Oscar
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