Volantone antirazzista


I testi pubblicati sul volantone antirazzista.


  1. Né dio, né allah (religione e razzismo)
  2. Lavoratori usa e getta: una legge per i padroni (commento alla Bossi-Fini)
  3. Senza stati né confini nessuno è clandestino
  4. Internazionalisti, anarchici, senza patria
  5. Siamo tutti fuorilegge


4. Breve introduzione all'anarchismo


Spiegare in poche pagine cosa sia l'anarchismo e chi siano gli anarchici non è certo compito facile.

Questo perchè l'anarchismo (al contrario di ciò che affermano i suoi avversari) è un pensiero complesso e multiforme, frutto dell'apporto di teorici diversi di diverse epoche. Inoltre anche il mutare delle condizioni sociali -come è ovvio- modifica e influenza le teorie e le pratiche di lotta.

Ancora oggi la parola anarchia viene associata dalla maggior parte delle persone a una situazione di caos e disordine sociale estremo.

Dai mass-media la parola anarchia è usata unicamente per descrivere qualche paese (genericamente del terzo mondo) in preda a qualche guerra interna in cui varie fazioni armate cercano di prendere il potere a scapito, come sempre, della popolazione civile. Se, talvolta, vengono nominati gli anarchici è sempre per dipingerli come residui di un passato, romantico e avventuroso ma comunque passato.

La situazione in verità è ben diversa.

L'anarchismo è oggigiorno vivo e vegeto e gode di buona salute. Attualmente esistono gruppi e organizzazioni anarchiche in tutti gli angoli del globo. Dal Nord America al Giappone, dall'Europa all'America Latina passando per l'Africa e l'Oceania l'anarchismo si dimostra vivo in mille forme diverse, ma sempre ben presente e radicato nelle lotte sociali di tutto il mondo. Altro elemento da tenere presente è il fatto che molte idee anarchiche sono penetrate anche in ambiti molto diversi seppure spesso in modo inconsapevole. Concetti quali l'autogestione, il rifiuto della delega, l'educazione libertaria, la libera circolazione degli individui sono oggi patrimonio di molti movimenti di lotta, sebbene pochi li interpretino nel modo radicale proprio degli anarchici.

Lasciando ad altre letture il compito di raccontare la storia e l'evoluzione dell'anarchismo inteso sia come pensiero che come movimento di lotta (che ha ormai superato il secolo e mezzo) vogliamo qui tracciarne i tratti essenziali affinchè chi lo desideri possa poi approfondire la sua conoscenza.

In generale l'anarchismo si presenta come un progetto di società fondata sulla libertà e l'uguaglianza di tutti. Difatti libertà e uguaglianza sono i due concetti chiave intorno a cui ruota tutto il pensiero anarchico.

Esso ritiene che l'essere umano non può essere libero che in una società di uomini e donne veramente liberi e che la libertà di ciascuno non è limitata ma confermata dalla libertà degli altri.

Per realizzare una tale società, la sola che possa realmente sopprimere ogni forma di sfruttamento e di privilegio, gli anarchici ritengono indispensabile combattere tutte le forme di dominazione politica a carattere statale o governativo e ogni forma di sfruttamento economico (il capitalismo in tutte le sue varianti).

La contestazione radicale dell'attuale ordine sociale si accompagna alla profonda convinzione che una società di liberi ed uguali è realizzabile.

Ma, al contrario di ciò che molti pensano, l'anarchia non significa assolutamente assenza di ordine o di organizzazione. Pochissimi fra gli anarchici hanno negato la necessità di un'organizzazione. Tutti gli anarchici, d'altronde, si sono pronunciati contro qualunque organizzazione artificiosa, imposta e, sopratutto, verticale.

Anarchismo non vuol dire nemmeno negazione di ogni potere e di ogni autorità: vuol dire soltanto negazione del potere permanente e dell'autorità istituita o, in altre parole, negazione dello stato.

Gli anarchici ammettono tranquillamente l'intriseca autorità del medico per quanto riguarda la malattia e la salute pubblica in generale, o dell'agronomo per quanto riguarda la coltivazione dei campi. Non possono accettare, invece, che il medico o l'agronomo, possano decidere permanentemente in merito a qualunque cosa, si sostituiscano alla volontà di ognuno, determinino il destino e la vita di tutti.

Allo stesso modo in cui alcune società cosiddette primitive non ignoravano il potere ma si distinguono nettamente dai popoli "civilizzati" per la loro ignoranza dello Stato (cioè del potere politico permanente e istituito) gli anarchici aspirano ad una società in cui il potere non prevarichi il sapere e la capacità morale e intellettuale di ogni individuo.

Oltre che alle dittature e alle tirannie (indipendentemente dalla forma che esse possono assumere), gli anarchici si sono sempre opposti anche alla democrazia rappresentativa e al parlamentarismo perchè considerano che ogni delega di potere da parte del popolo comporta immancabilmente la costituzione di un potere separato con interessi contrari al popolo stesso.

L'antiparlamentarismo accomuna gli anarchici ai marxisti rivoluzionari ma, al contrario di questi che si oppongono alla democrazia parlamentare perchè aspirano a imporre la "dittatura del proletariato" (ovvero del partito) gli anarchici hanno sempre proposto come alternativa la democrazia diretta. La democrazia rappresentativa implica la burocrazia e la manipolazione della volontà popolare da parte del governo e delle classi dominanti. Il fatto di poter "scegliere" i propri governanti non significa affatto poterli controllare e men che meno poter decidere sulle sorti della comunità. In ogni caso si formerà sempre una casta di potere politico-burocratico (molto spesso sovrapposta o comunque contigua a quello economico) che deciderà realmente come devono andare le cose. E cambiare le faccie non significa cambiare il sistema che si basa comunque sulla divisione fra dominati e dominanti.

Per gli anarchici infatti la democrazia rappresentativa è una finzione, più o meno abilmente costruita dalla borghesia per detenere il potere con l'appoggio del popolo e dei lavoratori. Soltanto la democrazia diretta, nelle mille forme che questa può assumere (consigli operai, soviet, assemblee pubbliche, di quartiere...) da agli individui la possibilità di gestire le scelte collettive e perciò con esse la vita sociale.

Se un concetto pratico e operativo potesse riassumere l'essenza della filosofia sociale dell'anarchismo, sarebbe il concetto di autogestione.

Negli ultimi anni l'idea, e soprattutto la parola, si sono diffuse anche fuori dal movimento anarchico e si sono in parte diluite e banalizzate. L'autogestione di cui parlano gli anarchici è l'autogestione integrale, che presuppone non solo la presa di possesso della terra e degli strumenti di produzione da parte della comunità lavoratrice, non solo la direzione economica e amministrativa delle imprese in mano alle assemblee dei lavoratori, bensì anche il coordinamento e, ancora di più, la federazione delle imprese tra di loro, sia a livello locale che più ampio. La comunità dei lavoratori, che decide in assoluta autonomia la produzione, la distribuzione e il consumo dei beni, decide anche riguardo a tutti gli aspetti della vita sociale, dell'amministrazione, della sanità, dell'educazione ecc. E da questo punto di vista sotituisce ogni autorità politica.

Un altro concetto chiave dell'anarchismo è quello del federalismo libertario. Per gli anarchici "federalismo" significa un organizzazione sociale basata sul libero accordo a tutti i livelli.

Come gli individui si associano liberamente per formare le comuni, le comuni si associano liberamente per costituire la federazione locale, le federazioni locali si accordano per formare le federazioni interregionali e così via. Il principio federativo implica dunque un movimento contrario al principio statale che si basa sempre su di un meccanismo dall'alto verso il basso.

D'altra parte il federalismo libertario si riferisce prima di tutto all'organizzazione economica: la presa di possesso dei mezzi di produzione da parte dei produttori liberamente associati. E questo implica evidentemente l'autogestione.

L'anarchismo è radicalmente internazionalista. Nella misura in cui i confini politici sono ovvia conseguenza dell'esistenza degli Stati, gli anarchici non possono fare a meno di considerarli frutto di una degenerazione violenta e autoritaria della società.

Questa posizione è anche frutto della convinzione che non c'è unità più reale (dato che non ce né alcuna più naturale) di quella della specie umana.

La "patria" è respinta nella misura in cui si lega con lo Stato nazionale, nella misura in cui si lascia rappresentare da un governo, e si presenta in opposizione ad altre "patrie", nella misura in cui esige un esercito per conservare la propria esistenza e la propria identità. Non per questo gli anarchici negheranno che l'amore per la terra natale (per i suoi paesaggi, per la sua lingua, per le sue tradizioni...) è naturale almeno quanto l'amore che sentiamo per i nostri genitori, fratelli e figli. Questi sentimenti non sono certo incompatibili con l'internazionalismo e con il rifiuto degli stati e delle guerre.

Sicuramente l'anarchismo presenta molte altre sfaccettature e approcci, tenendo presente che numerosi anarchici hanno affrontato anche questioni apparentemente al di fuori della sfera "politica" come l'educazione, l'urbanistica, la geografia, l'ecologia...Questo perchè gli anarchici non vedono la "politica" come il mezzo per raggiungere e detenere il potere, bensì ritengono che essa riguardi la gestione della società e perciò in definitiva riguardi la vita di tutti. Difatti assieme ad una lotta intransigente per un radicale cambiamento sociale gli anarchici danno molta importanza alla maturazione delle coscienze individuali senza la quale nessun cambiamento è possibile. Auspicando la massima coerenza fra mezzi e fini cercano di costruire quotidianamente rapporti sociali basati sull'uguaglianza e il rispetto combattendo ogni forma di discriminazione e di subordinazione sia essa sessuale, razziale o di altro genere.

Gli anarchici sono perfettamente coscenti dell'ampiezza del cambiamento che propongono, delle sue difficoltà. Ma sono anche convinti che le loro idee non sono superate come certi "storici" tentano di far credere.

Abbracciando l'insieme dei problemi d'attualità, l'anarchismo è in grado di portare, nelle società industrializzate come in quelle rurali, una risposta alla questione sociale.

Essa si può riassumere in una frase: come organizzare una società in modo che gli individui vivano uguali e liberi?

E' un interrogativo che attanaglia l'umanità dai suoi inizi, dalle rivolte degli schiavi dell'antichità alle rivolte contadine del Medioevo, alla Rivoluzione francese, alle rivoluzioni russe, spagnole...

Poichè la storia non è predeterminata, il solo senso che essa può prendere è quello che gli individui, decisi a sconfiggere l'oppressione sapranno imprimergli.

Una cosa è sicura: saremo noi stessi a tracciare il nostro cammino!