
Volantone antirazzista
I testi pubblicati sul volantone antirazzista.
- Né dio, né allah (religione e razzismo)
- Lavoratori usa e getta: una legge per i padroni (commento alla Bossi-Fini)
- Senza stati né confini nessuno è clandestino
- Internazionalisti, anarchici, senza patria
- Siamo tutti fuorilegge
1. Religione e razzismo
La religione è uno degli elementi su cui si basa il razzismo.
Il razzismo, infatti, tende ad esasperare le differenze tra la i vari popoli: le caratteristiche fisiche (come il colore della pelle o l'altezza), la lingua, la cultura e la religione che viene sempre usata per esaltare queste caratteristiche.
Tanto per fare un esempio relativo all'Italia: il Cristo viene sempre rappresentato alto, biondo e con gli occhi azzurri (cioè con le caratteristiche somatiche proprie dei nordeuropei) quando, qualora sia esistito, avrebbe dovuto essere come tutti gli abitanti della palestina duemila anni fa: basso, scuro e con occhi e capelli neri.
La religione serve anche per dimostrare la superiorità del proprio popolo sugli altri, che adorano altri dei (e che, per questa ragione, sono empi ed inferiori): con questa scusa sono state sterminate le popolazioni native del sudamerica e sono stati sottomessi al colonialismo i popoli di tutto il pianeta.
Questo ruolo della religione è identico in tutti i superstati derivati dalla globalizzazione.
Nell'Europa di Schengen, nel Nord e nel Sud America é la cristianità (sia nella versione cattolica che anglicana, protestante o ortodossa). Nel Nord Africa e nel medio Ovest Asiatico impera l'islamismo (sia nella versione sciita che sunnita con varianti sufite). Nel resto dell'Africa la situazione é più variegata anche se va rilevato come (a seguito della "civilizzazione" colonialista) molti degli stati siano governati da cristiani. In Oceania vi é una dominazione "bianca" cristiana e nel resto dell'Asia si contendono l'egemonia indù e mussulmani (al sud), buddisti e scintoisti nel centro nord.
In ognuna di queste aree anche il praticare una religione diversa a quella ufficiale (quella della classe dirigente) provoca discriminazioni e, in molti casi, vere e proprie persecuzioni.
Le chiese, le organizzazioni dei cleri (visto che non esistono religioni senza ministri del culto), sono costruite gerarchicamente attorno alle strutture statali e, in alcuni casi, ne gestiscono direttamente il governo. Una questione religiosa esiste solo quando vi sono dei cleri in conflitto o in piena identificazione con i governi statali, fino alla costituzione di regimi teocratici.
Anche in Italia e nell'Europa di Schengen le politiche xenofobe fanno della questione religiosa un differenziale culturale potente per discriminare o reprimere i migranti.
Tutti i partiti della destra xenofoba e razzista e di parte della sinistra si identificano nella cristianità e pongono un baluardo all'immigrazione anche attraverso l'identificazione dei migranti nord africani con l'islamismo.
Queste posizioni sono sostenute (forse é più corretto dire istigate) sia delle gerarchie cattoliche che dal resto della cristianità. Fa una, momentanea, eccezione l'attuale primate anglicano che pare voglia concorrere con i cattolici all'operazione ecumenismo religioso che tanto potere ha dispensato alla chiesa romana.
Noi, atei ed anticlericali perché antigerarchici ed antiautoritari, non crediamo che la maggioranza dei migranti siano succubi delle credenze delle religioni ufficiali degli stati di origine.
Il lavoro di agitazione sociale, le esperienze di solidarietà, il movimento di lotta antirazzista, ci hanno insegnato come le credenze religiose alberghino nelle menti dei migranti allo stesso modo e nelle stesse percentuali dei nostri compagni di vita e di lotta nati nell'Europa dei "lumi". Non vi é una questione filippina o cingalese, cinese o polacca, senegalese o etiope.
Talvolta, da parte dei mezzi di informazione (e anche dagli stessi militanti antirazzisti) viene invece sollevata la questione mussulmana. Fra i migranti di origine araba (in massima parte nord africani) le percentuali di "praticanza" dei riti religiosi si attestano attorno ad un 20% (per stessa dichiarazione delle Comunità Mussulmane) che non supera di molto la percentuale del 17% dichiarata dalla Chiesa Cattolica per i nati in Italia.
Va da sé che di fronte alle farneticazioni dei dementi razzisti nostrani che vedono tutti gli islamici come nemici e le moschee come covi terroristi, ogni persona raziocinante si schieri a difesa della libertà da parte di chiunque di praticare la religione in cui crede.
Va da sé che nelle comunità mussulmane si pratichi quell'intervento sociale e culturale del tutto analogo (più corretto forse, omologo) all'attività delle parrocchie e che sia, quindi, del tutto comprensibile che molti migranti trovino attorno a queste istituzioni luoghi di riconoscimento culturale e di resistenza contro le discriminazioni.
Noi non possiamo non rilevare che questa attività di solidarietà condotta dalle varie strutture religiose (come chiese e moschee) serva alle stesse ad acquisire potere (e denaro) nei confronti delle comunità verso cui si indirizza. Nei paesi di provenienza dà la possibilità (ed il potere) al clero locale di decidere chi possa espatriare con un minimo di assistenza e chi no. Nei paesi di destinazione dà la possibilità (ed il potere) di decidere chi vada aiutato con i soldi che gli stati ed i correligionari gli forniscono. Queso ruolo, nei paesi di destinazione, gli consente anche di autoproclamarsi "rappresentanti" della comunità di migranti e di ottenere udienza nei confronti dei poteri locali per soddisfare i bisogni che sono quasi sempre quelli dell'istituzione religiosa e quasi mai quelli dei migranti stessi.
Il forte movimento antirazzista di questi anni ha dimostrato come fra i migranti trovino ampio spazio le istanze laiche e libertarie, producendo anche un numero considerevole di militanti "autoctoni" che si muovono su pratiche libertarie e sviluppano teorie antiautoritarie. Non sono nemmeno rari compagni che, pur provenendo da zone a forte radicamento religioso, si dichiarano apertamente atei.
Vi é, nel contempo, una ripresa di iniziativa dei vari cleri (quello cattolico e quello mussulmano in primo luogo) per far crescere dirigenti dei movimenti antirazzisti che siano fedeli di Allah.
La critica all'autoritarismo ed al nazionalismo alla rovescia che é insito nelle religioni minoritarie va, per noi, di pari passo alle critiche all'autoritarismo ed al razzismo (frutto del nazionalismo maggioritario) delle religioni di stato. Anche sulla questione religiosa ed anche con i migranti noi esprimiamo la nostra convinzione di sempre: per un mondo senza padroni non vogliamo né dei né stati.

