
Archivio 2009
07 novembre 2009
14 novembre Day of action - Giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati e il "Pacchetto Sicurezza"
Un'Europa
di muri e di gabbie. Muri per fermare profughi e migranti, gabbie per
rinchiuderli. L'ultimo anno è stato terribile. Alle frontiere d'Europa
si combatte ogni giorno. E, ogni giorno, qualcuno muore. Nelle
intercapedini dei Tir, nelle gallerie ferroviarie e nei mari, dove le
onde sono più pietose di militari e trafficanti d'uomini.
Il
meccanismo è semplice e atroce. In ultima analisi lo stesso dei
nazisti. La selezione avviene nei paesi d'origine: solo i più giovani,
i più forti, quelli in grado di attraversare il deserto, lavorare come
bestie per pagare il viaggio, reggere la traversata, arrivano. Poi ci
penserà il mercato a scegliere quelli più flessibili, utili,
obbedienti, adattabili. In Italia chi non ha un contratto di lavoro non
ha il diritto a risiedere legalmente nel nostro paese. Il lavoro che
"rende liberi" ricatta la vita dei lavoratori immigrati, obbligandoli a
chinare la testa. Chi ha le "carte" teme di perderle, chi non le ha
rischia ogni giorno l'esplosione. Così cantieri, fabbriche, campi, case
si sono riempiti di gente di ogni dove che lavora come in Europa non si
lavorava più: sono i braccianti schiavi, gli operai senza tutele, i
badanti senza orario... E per quelli che non possono o non vogliono
stare alle regole, o, semplicemente "sono di troppo" ecco la galera
amministrativa e poi la deportazione. Un meccanismo ben oliato, che si
regge e alimenta con le continue campagne xenofobe, che attraversano
ogni angolo d'Europa. Leggi razziste sono state emanate dai paesi
ricchi per fermare, imbrigliare, tenere sotto ricatto i poveri in fuga
dalla miseria, dalla fame, dalle persecuzioni, dalle guerre. L'Italia,
confine sud della fortezza europea, è ormai da lunghi anni in prima
fila. Il cammino di chi non ha speranza non può essere arrestato.
I
governi lo sanno bene ma preferiscono parlare di "emergenza". La logica
dell'"emergenza" è quella che ha motivato gli interventi armati in
Somalia, Kosovo, Iraq, Afganistan. L'"emergenza" giustifica tutto: le
bombe sui civili e la tortura, l'occupazione militare e la legge
marziale. Gli ambiti di legittimità si spostano ogni giorno di più in
barba agli stessi accordi internazionali. Con il "pacchetto sicurezza",
approvato dal parlamento italiano il 2 luglio di quest'anno, è stato
fatto un altro passo verso un diritto diseguale, in cui non conta
quello che fai, ma quello che sei. È il presupposto di ogni legge
razzista. È il presupposto di ogni stato di polizia. Nel mirino i
migranti, i poveri, i senza casa e chiunque si opponga all'ingiustizia
e alla
discriminazione.
Militari per le strade, retate
sugli autobus, controlli asfissianti e brutali fanno parte della nostra
vita quotidiana. Sono diventati terribilmente "normali". La normalità
del male. Gli autobus galere messi in campo a Milano per il controllo
degli immigrati sono durati poco. Forse erano troppo anche per stomaci
forti. Il Comune meneghino ha tuttavia voluto sottolineare che "con
sommo dispiacere siamo costretti a farne a meno"... ma ci riproveranno.
La nuova legge ha prolungato a sei mesi la detenzione amministrativa nei CIE – Centri di Identificazione ed Espulsione.
I
Centri per i "senza carte" sono l'emblema tragico di una società
spezzata, dove lo scontro sociale ha ceduto il posto alla guerra tra
poveri. La storia dei Centri, in Italia come nel resto d'Europa, è la
storia di uomini e donne che hanno negli occhi il deserto, le galere
libiche, il mare, i pescherecci che passano senza fermarsi, i militari
che vanno a caccia di uomini. La vita, la voglia di libertà, la
resistenza e la lotta di migliaia di uomini e donne sono passate da
queste galere per poveri.
Negli ultimi mesi nei CIE di
tutt'Italia la protesta è dilagata. L'estensione a sei mesi del periodo
di trattenimento nei Centri ha fatto da detonatore. Dai primi di agosto
il ritmo è stato pressoché quotidiano.
Settimana dopo
settimana rivolte, incendi, tentativi di fuga, scioperi della fame,
gente che si fa tagli profondi a braccia e gambe, suppellettili e
materassi distrutti. Poi, puntuale, la repressione: pestaggi, arresti,
sputi, insulti. Quelli che con più forza hanno lottato per la propria
dignità e libertà sono finiti sotto processo o hanno guadagnato
un'espulsione rapida. Dai centri in tante notti si levano urla. Urla di
rabbia e di dolore. Urla nel silenzio. I media tacciono o mentono. È
tempo di rompere il silenzio.
Debole, debole, il lessico
della solidarietà e della lotta comincia a tracciare, sui muri e nelle
coscienze, un solco lieve, ma visibile. Gli antirazzisti stanno
intessendo reti solidali, per amplificare la voce di chi è messo a
tacere, per sostenere le lotte. Per distruggere muri e gabbie. Muri che
rinchiudono uomini e donne venuti da noi per cercare un'opportunità di
vita. Viviamo tempi grami, tempi feroci e folli, tempi di guerra. La
guerra contro i poveri e gli immigrati, la guerra contro chiunque si
opponga alla barbarie. Piovono pietre e nessuno può stare al riparo in
attesa di tempi migliori: mettersi in mezzo è un' urgenza ineludibile.
Se non ora, quando? Se non io, chi per me?
Il 14 novembre ci
sarà un Day of action contro i centri di detenzione per immigrati. La
giornata è stata promossa dall'IFA – l' Internazionale di Federazioni
Anarchiche.
Facciamo appello perché quel giorno - in ogni città - si
svolgano iniziative contro i CIE e il pacchetto sicurezza.
Federazione Anarchica Italiana – Commissione Antirazzista FAI - antiracism@libero.it
"DAY OF ACTION" Iniziative
BOLOGNA
14 NOVEMBRE 2009 ORE 11.00 P.Nettuno
Le realtà federate dell'Emilia-Romagna lanciano un appello alla
manifestazione contro gli autoritarismi e le politiche razziste,
securitarie e segregazioniste che caratterizzano i governi di questo
fosco inizio di secolo.
PORDENONE
14 NOVEMBRE 2009 ore 17.00 P.tta Cavour per la campagna DAY OF ACTION
promossa dall'IFA (Internazionale di Federazione Anarchiche)
A tutte le realtà antirazziste che in questi anni hanno lottato
al fianco dei migranti e contro tutte le discriminazioni; a tutte le
individualità che ritengono la libertà di circolazione
delle persone più importante di quella delle merci e del
capitale, che ritengono ogni uomo, donna e bambino eguale per bisogni e
libero di ricercare la propria libertà e seguire i propri sogni
ovunque; a tutti coloro che sono consapevoli che la vera sicurezza sta
in una società senza ricatti economici e sociali dove tutti
possano studiare, curarsi, lavorare e vivere in pace e non dove le
città sono sempre più militarizzate, dove regna una
politica repressiva e dove le leggi servono a salvaguardare pochi e
persguitare la gran parte a partire dai più deboli, dove le
guerre e i massacri impongono ancora oggi in molta parte della terra il
dominio della violenza dell'apartheid. Chiediamo dunque ad ognuno di
mobilitarsi e partecipare a questa giornata per abbattere anche
fisicamente il muro che sorgerà in piazza a simboleggiare le
frontiere dell'esclusione, dell'odio e del razzismo.
NO BORDER DAY
contro i CIE (prigioni per immigrati senza permesso di soggiorno)
contro il Pacchetto Sicurezza, il reato di clandestinità
contro le Ronde verdi, nere e militari
PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE
PER LA SOLIDARIETA' FRA LE GENTI,
PER UN MONDO SENZA MURI NE' FRONTIERE E LIBERO DA OGNI
FONDAMENTALISMO DI CHIESE, IDEOLOGIE E STATI
proiezioni Audio/Video - microfono aperto performance/installazione
"abbattere le frontiere" materiale informativo - sound system
Coordinamento Libertario Regionale
TORINO
SABATO 14 NOVEMBRE ORE 10.00 al Balon . Via Andreis angolo via Borgodora.
Day of action contro i CIE.
La FAI di Torino organizza un presidio itinerante al mercato di Porta Palazzo. per contatti: fai_to@inrete.it
3386594361
PARMA
DOMENICA 15 NOVEMBRE - DALLE ORE 10 - PIAZZALE MATTEOTTI
DAY OF ACTION - Presidio contro i C.I.E (Centri di Identificazione ed Espulsione, ex-CPT) e il Pacchetto Sicurezza
Un'Europa di muri e di gabbie.
Muri per fermare profughi e migranti, gabbie per rinchiuderli. È
tempo di rompere il silenzio. Se non ora, quando? Se non io, chi? Una
giornata d'azione
coordinata per dare una risposta contro le nuove norme razziali, le
mistificazioni securitarie e la militarizzazione dei territori. Per la
creazione di una rete solidale, capace di opporsi alla guerra tra poveri che, dall'alto, si cerca di costruire.
Il Day of Action è indetto dall'IFA, l'Internazionale di Federazioni Anarchiche Gruppo anarchico A.Cieri / FAI Parma
cell.333 8277726
per adesioni: atelibparma@hotmail.com
26 gennaio 2009
LA PAURA STA
CAMBIANDO CAMPO
Rivolta a Lampedusa
Questa è la cosiddetta settimana della memoria e la retorica
sui campi di concentramento (Lager) viene incensata a piene mani dal
potere: ma, come in 1984 di Orwell, il potere costruisce la
neolingua utilizzandola al suo contrario. Tutti sono contrari ai Lager,
ma basta cambiargli nome (oggi CPA ieri CPT) e addirittura intere isole
possono diventare immensi lager: oggi per i più sventurati,
domani per gli oppositori. La storia recente ci insegna che in un
piccolo territorio concentrazionario come la Striscia di Gaza un
milione e mezzo di esseri umani può essere sigillato,
murato, poi bombardato e massacrato perché qualcuno dice che
sono un pericolo per l'esistenza di qualcun'altro, senza che questo non
susciti l'indignazione generale. L'isola di Lampedusa, diventa
così (per ordine del governo e di chi gestisce le politiche
criminali contro gli esseri umani, il ministro Maroni) un‚isola lager.
Ma qualche volta i conti non tornano.
Nei giorni scorsi i 1300 immigrati rinchiusi nel CPA
(Centro di Prima Accoglienza) che secondo Maroni dopo l'identificazione
dovrebbero essere rimpatriati, forzano i cancelli ed evadono. Purtroppo
Lampedusa è un‚isola, è piccola ed è
anche la più lontana dal continente: ma le notizie si
diffondono e viene fuori una realtà diversa da quella che i
grandi media filo governativi vorrebbero nascondere. Gli immigrati in
"fuga" si riversano nella vie del centro di Lampedusa al grido di
"libertà, libertà basta Guantanamo!".
Sicuramente l'immagine dell'immigrato timido, impaurito, quasi morto di
freddo, stride con questi ragazzi, uomini e donne che si sentono
ostaggi di politiche criminali di cui loro sono le vittime e che
diventano protagonisti della rivolta di Lampedusa, una rivolta che si
fonde con quella dei lampedusani, contrari all'istituzione di un nuovo
centro di espulsione. La paura sta cambiando campo.
Gli immigrati in lotta costringono in qualche modo gli abitanti del
posto a reagire contro le scelte del governo e fanno anche capire che
solo la mobilitazione e la rivolta pagano. La leghista Maraventano,
fino a poco fa vicesindaco dell'isola, deve farsi difendere
dai carabinieri per poter trovare la strada di casa. Se gli
interessi di bottega degli isolani coincidono con l'immagine
di Lampedusa come paradiso turistico, con il decreto Maroni essa
diventerebbe un'ISOLA-LAGER: in questo modo, gli
immigrati fanno scoppiare le contraddizioni
all'interno del governo e della cosiddetta società civile.
Credere al diritto, all‚uguaglianza, alla pari
dignità in un regime democratico è come credere
in babbo natale. Gli immigrati non ci stanno a ritornare nei
luoghi da dove sono fuggiti, dalla guerra, dalla fame, dopo essersi
affid ati ai viaggi della morte per cercare la possibilità
di cambiare il loro destino. È lunga ancora la strada
dell'emancipazione, ma queste cose che succedono danno la speranza che
questo mondo possa cambiare La Commissione Antirazzista della FAI,
esprime tutta la solidarietà attiva agli immigrati in lotta.
Gli anarchici saranno sempre al fianco dei sfruttati contro ogni
ingiustizia e sopraffazione. Per un mondo senza frontiere, senza
galere. Per un mondo dove nessun o stato abbia il diritto di esistere.
Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
26/01/2009

