Archivio 2006

28 dicembre 2006

Sono trascorsi sette anni dalla strage del Centro di permanenza temporanea "Serraino Vulpitta" di Trapani.

La guerra all'immigrazione iniziata dal Centrosinistra con la promulgazione della legge Turco-Napolitano ha affinato metodi e strategie con l'applicazione della Bossi-Fini da parte del Centrodestra, e in tutti questi anni la sistematica negazione della libertà e dei diritti fondamentali delle persone è stata la linea di condotta di tutti i governi, senza distinzioni. Oggi, il Centrosinistra è tornato a governare confermando un indirizzo politico all‚insegna della repressione dei migranti arricchita da una serie di bugie e ipocrite messinscene.

Di tutte le falsità sbandierate dal governo Prodi per accreditarsi quale esecutivo sensibile ai temi dell‚immigrazione e dell‚antirazzismo, quella dell'istituzione di una commissione ministeriale per vigilare sullo stato dei CPT italiani è sicuramente la più irritante. Con questo espediente il governo ha fatto credere di voler fare luce sulla gestione dei CPT e ha coinvolto nell‚operazione associazioni e individui appartenenti al variegato movimento antirazzista. Un'ottima mossa per congelare l'opposizione sociale, mettere la briglia ai movimenti e criminalizzare chi non si presta a questa pantomima del controllore che controlla se stesso.

E intanto il ministro Amato lo ha detto chiaramente: i CPT non si chiudono.

Ma dal "Vulpitta" di Trapani gli immigrati continuano a scappare, continuano a farsi del male per poter uscire, continuano a cercare la libertà negata. Nell‚ultimo anno è successo un po' di tutto, ma i rappresentanti del governo venuti a Trapani per visitare la struttura non hanno battuto ciglio promuovendo a pieni voti il campo di internamento. Lo ha fatto il sottosegretario Lucidi (DS), e lo ha fatto il presidente della commissione De Mistura.

Nel frattempo, in tutta Italia il dramma dell'immigrazione miete costantemente le sue vittime. Qualche mese fa a Licata un muratore rumeno, Mircea Spiridon, è rimasto due giorni sotto le macerie del cantiere crollato in cui lavorava perché il suo italiano e sicilianissimo padrone - che lo sfruttava in nero, da clandestino - negava che ci fossero operai lì quel giorno. All'inizio di dicembre, ad Ancona, due bosniaci sono morti asfissiati dentro un tir nel quale si erano infilati per oltrepassare la frontiera ed entrare in Italia. Nello stesso giorno, un immigrato bulgaro si è impiccato dentro al CPT di Lamezia.

Tutte queste morti continuano a gravare interamente sulle spalle di chi oggi detiene il potere in Italia e in Europa. Le possibilità di entrare regolarmente in Italia e avere un permesso di soggiorno sono minime, praticamente inesistenti: si chiede a chi cerca un lavoro di dimostrare di avere già un lavoro; si chiede a chi scappa dalla guerra di dimostrare di avere già una casa; si chiede a chi cerca il minimo per vivere di dimostrare di avere già tutto.

Gli immigrati sono condannati alla clandestinità perché così sono più ricattabili e sfruttabili dai padroni e dalle mafie: non possono difendere i loro diritti perché è come se non esistessero. Lo Stato procura ai datori di lavoro masse di manodopera a costo zero da impiegare nelle nostre campagne, sui nostri pescherecci, nei nostri cantieri. Più sono clandestini e più sono schiavi. Più sono braccati e più fanno comodo al capitale.
Quasi dieci anni di lotte contro i CPT e per la libertà di movimento sono serviti a sviluppare ovunque esperienze di autorganizzazione, di azione diretta, di solidarietà concreta fra italiani e immigrati a partire dal principio che i diritti che rivendichiamo per gli immigrati sono i diritti che rivendichiamo per tutti poiché precarietà, sfruttamento e flessibilità sono problemi che riguardano tutti quanti i lavoratori, senza distinzioni.

I tentativi del governo Prodi di spacciarsi come governo umanitario che da un lato promette maggiori diritti e dall'altro dimostra di voler continuare la repressione sugli immigrati, confermano chiaramente quello che gli anarchici dicono da sempre: non ci sono governi amici.

Solo su una cosa potranno contare i lavoratori, gli sfruttati, gli oppressi, i migranti e i senza potere: su loro stessi e sulla loro volontà di disertare i meccanismi della rappresentanza e della delega per ribaltare radicalmente lo stato di cose presenti.  Soltanto così è possibile costruire una società di liberi ed eguali in cui ogni catena sarà spezzata e ogni frontiera sarà abbattuta.


Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici - Sezione di Palermo
Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

Appello e adesioni alla manifestazione
Resoconto della manifestazione

21 dicembre 2006

SOLIDARIETA'

Esprimiamo la nostra solidarietà agli anarchici torinesi arrestati e denunciati per aver occupato per alcune ore gli uffici della Croce Rossa della loro città con l'intento di denunciare pubblicamente il ruolo di questa come di altre organizzazioni che gestiscono i Centri di permanenza temporanea per immigrati e spacciano per assistenza umanitaria lo squallido business della segregazione. Segnaliamo inoltre il particolare accanimento con il quale si è manifestata la repressione poliziesca che non ha esitato ad arrestare e denunciare gli anarchici agitando accuse pesantissime per criminalizzare la libertà di espressione e l'antirazzismo militante che non conosce né padroni né governi amici.

Commissione antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
fai-antiracism@libero.it
www.federazioneanarchica.org/antirazzista

20 dicembre 2006

GLI ANTIRAZZISTI NON DIMENTICANO


Il prossimo 28 dicembre ricorre il settimo anniversario della strage del Centro di permanenza temporanea "Serraino Vulpitta" di Trapani, il primo campo di internamento istituito in Italia da un governo di Centrosinistra con la promulgazione della legge Turco-Napolitano. Sei immigrati morirono nell‚incendio scoppiato in seguito alla loro rivolta per trovare la libertà e questa tragedia è diventata negli anni il simbolo più evidente dell‚ingiustizia su cui si fondano le politiche attuate in Italia in materia di immigrazione. In tutti questi anni, il CPT "Vulpitta" ha continuato a essere il lugubre scenario di proteste anche eclatanti, di atti di autolesionismo, di tentativi di suicidio e fughe rocambolesche: tutto questo dimostra chiaramente che, al di là della mistificazione e della propaganda messe in atto dalle autorità, il "Vulpitta" è un campo di internamento come tutti i CPT, un luogo abietto dal quale le persone tentano di fuggire ad ogni costo.

CPT e propaganda governativa

Trapani, città-frontiera, è sempre stata considerata da chi ha governato un avamposto irrinunciabile nella repressione dei migranti. All‚assoluzione giudiziaria dell‚ex prefetto Cerenzia per la strage del "Vulpitta" ha fatto seguito, dopo sette anni, una vera e propria assoluzione politica elargita da un altro governo di Centrosinistra che è tornato in più occasioni a Trapani per ribadire, attraverso le parole dei suoi rappresentanti, l‚assoluta funzionalità e operatività del CPT "Vulpitta", così come emerso dalle dichiarazioni rilasciate dal presidente della commissione ministeriale sui CPT che ha visitato il "Vulpitta" e ne ha tessuto le lodi. Un'operazione, questa della commissione itinerante voluta dal governo, utile a lavare la coscienza di una classe dirigente che ha istituito questo CPT e che oggi, a giudicare dalle proposte di modifica alla legge Bossi-Fini annunciate dal ministro Giuliano Amato, non intende affatto chiudere i CPT ma gestirli in maniera sempre più efficiente contando possibilmente sulla legittimazione di tutti quei soggetti individuali e collettivi che, interloquendo e collaborando con la commissione sui CPT, hanno assunto posizioni ambigue e insostenibili.

Immigrazione, sfruttamento, precarietà

La clandestinità alla quale sono condannate migliaia di persone resta un punto di forza per la tutela degli interessi di tutti quei datori di lavoro senza scrupoli che non esitano a sfruttare il lavoro degli immigrati nella quotidiana schiavitù che si consuma nelle nostre campagne e nei nostri cantieri. E, a maggior ragione, il meccanismo che lega l‚ottenimento del permesso di soggiorno al contratto di lavoro si fonda sulla flessibilità e la precarizzazione dei lavoratori, in un quadro normativo generale prodotto da anni di concertazione e che ha reso le vite di tutti i lavoratori, italiani e non, sempre più instabili. In particolare, in Sicilia e nella provincia di Trapani, lo sfruttamento della manodopera migrante in settori determinanti come l'agricoltura, l'edilizia e la pesca è diventato un business sempre più ghiotto per la mafia nostrana e per le organizzazioni criminali straniere che speculano sul traffico di esseri umani. Questa guerra all'immigrazione è strettamente legata alle politiche globali di guerra infinita: milioni di persone si spostano ed emigrano anche a causa dei conflitti che insanguinano il mondo (spesso voluti e sostenuti dalle democrazie occidentali con interventi diretti o con la vendita di armamenti), ma neanche profughi e richiedenti asilo ricevono in Italia un trattamento adeguato all'emergenza della loro condizione. Al contrario, i governi che in Italia si sono succeduti in questi anni non hanno esitato a imbarcare il paese in imprese militari rendendosi complici delle strategie guerrafondaie volute in primo luogo dagli Stati Uniti d'America. La finanziaria del governo Prodi parla da sé: tagli pesantissimi alla spesa sociale, alla scuola pubblica e alla sanità per dirottare milioni e milioni di euro nelle spese militari e nel rifinanziamento delle missioni all'estero. La lotta per la libertà di circolazione degli individui deve poter mettere in discussione non solo l'attuale impianto normativo dell'Italia o dei singoli stati, ma anche l'essenza stessa di questa Europa che ˆ dal trattato di Schengen in poi ˆ ha disegnato una raccapricciante mappa di esclusione fatta di sbarre, filo spinato, deportazioni e naufragi nel mediterraneo.

Contro tutte le guerre

La critica alle politiche repressive nei confronti dei migranti non può prescindere, inoltre, da una posizione inequivocabilmente pacifista, che ripudi la guerra senza compromessi nella consapevolezza che il terrorismo di guerra è un orrore che sta alla base del crescente disagio di più di due terzi della popolazione mondiale, stretta nella morsa di intollerabili disuguaglianze nell‚approvigionamento delle risorse. Oggi più che mai pensiamo sia necessario dare nuovo slancio all'opposizione sociale, alla capacità dei movimenti, delle strutture di base, dell'associazionismo, della società civile di leggere la realtà in maniera autonoma respingendo ogni tentativo di cooptazione da parte della classe politica per ricostruire percorsi di critica e di lotta dal basso contro le profonde ingiustizie che lacerano la nostra società e i nostri territori. Quello che noi rivendichiamo è il rispetto dell‚inalienabile e universale diritto alla libertà di movimento per tutte e tutti perché chiunque deve poter vivere pienamente la propria vita a prescindere dal luogo in cui è nato/a. Non possiamo accettare che Trapani, e tutta la Sicilia, continuino a essere terre di frontiera circondate da un mare pieno di morte e disperazione, né si può tollerare l'esistenza dei centri di permanenza temporanea, così come dei centri di identificazione, che sono e restano spazi di eccezione in cui le persone sono trattenute contro la loro volontà e al di là di ogni principio umano e giuridico, per il solo fatto di essere immigrate, di appartenere a una categoria sociale che la legge criminalizza e reprime.

TRAPANI 28 DICEMBRE 2006

DALLE ORE 9.00 - PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL CPT

ORE 16.00 - MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA
CONCENTRAMENTO IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE, SOSTA DAVANTI IL CPT,
INTERVENTI FINALI IN PIAZZA VITTORIO VENETO

- per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti so tto le macerie dei nostri cantieri
- per la chiusura del Centro di Permanenza Temporanea "Vulpitta", del centro di Salinagrande e contro ogni ipotesi di ulteriore allestimento di altre strutture detentive per immigrati nella nostra città
- per la chiusura di tutti i CPT e l'abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano)
- per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo
- per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: lavoro, casa, salute, istruzione, dignità contro ogni sfruttamento e ogni razzismo
- per l'unità delle rivendicazioni e delle lotte dei lavoratori italiani e stranieri perché la precarietà e il disagio sociale colpiscono tutti, senza distinzioni
- per l'eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno
- contro ogni guerra e ogni intervento militare (dall‚Afghanistan al Libano), perché solo la pace e la cultura del dialogo e della dialettica democratica sono le premesse essenziali per risolvere i conflitti
- per una Sicilia smilitarizzata, terra di accoglienza in cui sperimentare nuove forme di aggregazione e solidarietà interculturale e internazionalista
- per l'autonomia dei movimenti e l'affermazione delle strutture di base, dell'associazionismo e della società civile come luoghi propositivi di elaborazione, di democrazia diretta e di autorganizzazione delle lotte

Coordinamento per la Pace ˆ Trapani

Tutte le adesioni alla manifestazione del 28/12 a Trapani

Arciragazzi - Trapani
ASK 191 Centro occupato - Palermo
Circolo P.R.C. di Castellammare del Golfo Circolo P.R.C. di Pantelleria
Circolo P.R.C. "Che Guevara" - Marsala
Circolo P.R.C. "Che Guevara" - Mazara del Vallo
Circolo P.R.C. "Mauro Rostagno" - Trapani
Circolo P.R.C. "Peppino Impastato" - Castelvetrano
Circolo P.R.C. "Rosa Luxemburg" - Salemi
Città Futura - Trapani
Cobas - Trapani
Comitato antirazzista Cobas - Palermo
Commissione antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
Confederazione Cobas - Sicilia
CSOA ExKarcere - Palermo
Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici
Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie - Coord. Prov. di Trapani
Partito Marxista-Leninista Italiano - Sicilia
Universitari in lotta - Palermo

Per contatti e adesioni:
coordinamentoperlapace@yahoo.it

Web site
http://coordinamentoperlapacetp.blogspot.com/

14 dicembre 2006

Dolore e Rabbia

Comunicato sui fatti di Lamezia Terme ed Ancona.

Esprimiamo tutto il nostro dolore e tutta la nostra rabbia per i nuovi tragici episodi di questi giorni. Il 9 dicembre un immigrato di 40 anni, di nazionalità bulgara, si è suicidato impiccandosi ad una scala del centro di permanenza temporanea di Lamezia Terme (Catanzaro). Il Cpt di Lamezia è gestito dalla cooperativa sociale "rossa" Malgrado Tutto e il suo presidente, Pier Luigi Conte, è legato ai DS. Non ci stupisce questo fatto, visto che i DS sono stati tra i promotori dell'infame legge Turco-Napolitano ed ancora oggi sono tra i più grandi difensori dei Cpt. Lo stesso giorno, due migranti sono stati trovati morti in un autocarro sbarcato da un traghetto arrivato da Zara, in Croazia, nel porto di Ancona. E' l'ennesima tragedia causata dalle leggi razziste di tutti gli stati europei, dei blocchi alle frontiere, degli attacchi ai migranti in tutto il continente. E' l'ennesima prova che la commissione istituita dal governo italiano per ispezionare i Cpt sia unicamente una - drammatica - messinscena. Il ministro dell'interno Amato lo ha detto forte e chiaro: il governo non ha alcuna intenzione di chiudere i Cpt. In Italia ormai questi fatti non fanno più "notizia", ignorati dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione o relegati nei trafiletti della cronaca. Ci si sta lentamente abituando all'orrore quotidiano: la morte di coloro che cercano di arrivare sulle coste italiane per cercare una vita migliore è diventata quasi normale. Mentre è ormai più che normale che coloro che sopravvivono vengano reclusi in centri peggiori delle galere. L'unico modo di uscire da questa asfissiante normalità è la solidarietà fra tutti gli sfruttati, contro tutti gli stati, tutti i governi e tutte le frontiere, i muri, le galere. Per la libertà di tutti e di tutte.

Commissione antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

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28 agosto 2006

IMBROGLIONI


Due naufragi in due giorni nel canale di Sicilia hanno causato la morte di decine e decine di immigrati provenienti dall'Africa. Un numero imprecisato di dispersi, un'incalcolabile tragedia - l'ennesima - nel già martoriato confine meridionale dell'Europa. Un'altra infamia - l'ennesima - che macchia il già lugubre curriculum degli assassini che occupano gli scranni dei parlamenti europei. Ancora una volta, si allunga l'ombra sinistra della Marina militare italiana su un dramma dell'immigrazione: si delinea una responsabilità di chi pilotava la nave militare "Minerva" che, anche se per errore, ha provocato il ribaltamento di un natante carico di immigrati. Non sarebbe il primo errore, né forse sarà l'ultimo. Il presidente del consiglio e il ministro dell'interno tuonano contro i trafficanti di esseri umani e forniscono soluzioni chiare e inequivocabili: Romano Prodi ha dichiarato che gli immigrati «non debbono partire, perché una volta partiti non si riescono più a controllare» mentre Giuliano Amato ha definito questa tragedia un «crimine» augurandosi che i responsabili siano assicurati alla giustizia. E, nel frattempo, ha istituito due pool di magistrati e poliziotti per far finta di rendere un favore a chi scappa da guerre, fame e miseria. Il governo italiano è perfettamente consapevole della strategia da adottare. Il ministro dei trasporti Bianchi vuole addirittura che siano stanziati milioni di euro per aumentare il controllo delle coste da cui partono i migranti e che siano resi operativi gli accordi con paesi come la Libia per bloccare alla fonte il flusso migratorio. E la maggioranza parlamentare, questo centrosinistra così ipocrita nell'esercizio della propria cattiva coscienza, fa finta di litigare sull'opportunità di abrogare o meno la Bossi-Fini, con i Democratici di Sinistra che giocano il ruolo del poliziotto cattivo insieme alla Margherita e che non vogliono sentir parlare di chiusura dei CPT, e PRC, Verdi e PdCI che continuano a recitare la solita messinscena invocando l'abrogazione della legge Bossi-Fini come se un ritorno alla loro Turco-Napolitano potesse offrire qualche garanzia di rispetto dei diritti umani. E, con il solito provincialismo che li contraddistingue, gli esponenti della maggioranza di governo prendono ad esempio le politiche sull‚immigrazione dello spagnolo Zapatero, vero e proprio boia che sa bene come si spara sui migranti. Imbroglioni: solo così possono essere definiti questi professionisti della doppiezza il cui unico scopo è quello di ridurre ai minimi termini ogni margine di vero conflitto che possa mettere realmente in discussione gli assetti e le compatibilità che consentono agli stati, ai governi e alle mafie di speculare sulle vite di migliaia di donne e uomini. Questi soggetti hanno in considerazione gli immigrati non solo come fonte di manodopera a costo zero nell'interesse del padronato, ma anche come interessante serbatoio elettorale che può vivere sulla divisione fra regolari e irregolari, fra futuri neocittadini e clandestini. Questi personaggi cercano di occultare la loro funzione di custodi del capitalismo e dell'imperialismo continuando a pontificare sulla sorte degli immigrati, e intendono appestare anche il dibattito antirazzista cercando di recuperare il movimento per la libertà di circolazione riconducendolo nei rassicuranti meandri di una concertazione fatta di caute aperture delle quote di ingresso e promesse di conferimento ai migranti del diritto di voto. E, proprio come sul fronte del prossimo intervento militare italiano in Libano, la sinistra tenta di ovattare l'opposizione sociale accreditandosi come sinistra di lotta e di governo allo stesso tempo, armando le truppe e sventolando le bandiere della pace oppure dichiarando solidarietà ai migranti di giorno speronando di notte i loro barconi. Non si può e non si deve concedere alcun credito a chi vuole snaturare le lotte antirazziste e le esperienze di autorganizzazione degli ultimi anni. È necessario respingere ogni tentativo di ridurre i movimenti sociali a cinghie di trasmissione per gli interessi dei partiti e della classe politica perché non è con gli abbracci mortali con il governo e le sue commissioni ministeriali che i centri di permanenza verranno chiusi né è pensabile che gli immigrati potranno raggiungere la loro autodeterminazione affidandosi ai professionisti della politica e dell'antirazzismo. Rifiutare gli imbrogli di questo governo è il primo passo per rendere giustizia alle lotte e ai sacrifici di migliaia di donne e uomini in questi anni segnati dalla repressione scatenata contro i migranti e contro tutti coloro che si sono mobilitati per disarticolare le frontiere sociali e politiche che brutalizzano la nostre vite. Ed è l'esperienza concreta che dimostra come solo l'azione diretta, l'autorganizzazione e il rifiuto di ogni compatibilità con chi rappresenta gli interessi della Fortezza Europa possono condurre a risultati significativi in termini di libertà e di conquista di diritti fondamentali per tutti, oltre e contro ogni prigione e frontiera.

13 agosto 2006

Morte e repressione contro i migranti

comunicato sui fatti di Bologna e Padova


Segregazione e morti ammazzati: niente di nuovo per il centrosinistra al governo che dimostra, ogni giorno che passa, di saper interpretare al meglio il proprio ruolo repressivo nei confronti dell'immigrazione. Domenica scorsa, un immigrato tunisino di circa trent'anni è morto nel Centro di Permanenza Temporanea di via Mattei a Bologna, lo stesso lager già conosciuto per i pestaggi, le rivolte e gli psicofarmaci serviti vigliaccamente nel cibo destinato ai detenuti. Si è trattato, ancora una volta, di un'allucinante caso di trascuratezza, di mancanza di rispetto per la vita e la dignità di chi non conta nulla agli occhi di infermieri e gendarmi.

Sappiamo bene con chi abbiamo a che fare: questo è l'ennesimo immigrato morto in un CPT con la sinistra al governo.

Una sinistra che riscopre il fascino discreto del muro, materializzazione fisica oltre che simbolica dell'aberrazione dei tempi in cui viviamo.

A Padova, nel profondo nord, il sindaco Zanonato (Democratici di Sinistra) ha pensato bene di far erigere una barriera in lamiera di tre metri di altezza per ottanquattro di lunghezza per separare l'interno del complesso edilizio "Serenissima" di via Anelli dall'esterno, cioè da via De Besi. L'obiettivo? Impedire il continuo passaggio di spacciatori e di droga in un quartiere massicciamente abitato da immigrati che sono diventati il facile capro espiatorio per tutti i mali della città e della regione: sono loro che spacciano e sporcano, e se non li si può buttar fuori, che vengano almeno isolati dietro un muro. Questo è il teorema razzista e repressivo che si cela dietro il provvedimento dell'amministrazione comunale, pronta a recepire le istanze più reazionarie e intolleranti di un elettorato italiano che è sempre pronto a dare addosso a immigrati, prostitute e spacciatori salvo poi servirsi costantemente di queste persone per comprare i loro corpi, usare la stessa droga e succhiargli il sangue con canoni di affitto esorbitanti e salari da schiavitù.

A un mondo fatto di galere etniche e di apartheid urbana preferiamo un mondo in cui sia possibile sradicare la disuguaglianza e l'ingiustizia sociale perché è proprio su queste cose che si alzano i ghetti e si alimentano odio e discriminazione. E il modo per cominciare a distruggere il ghetto è sbarazzarsi della mediazione interessata di sindaci e assessori, buoni solo a tutelare gli interessi degli speculatori edilizi, ma assolutamente sordi quando si tratta di garantire a tutti ˆ nessuno escluso ˆ condizioni di vita soddisfacenti. Saltare il muro, dunque, è l'unica cosa sensata per smettere di sopravvivere e cominciare a vivere.

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

fai-antiracism@libero.it
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[1 agosto 2006]

IL BASTONE E LA CAROTA


Il vecchio trucco del bastone e della carota è uno degli espedienti preferiti da chi detiene il potere.
In materia di immigrazione, il governo italiano sembra voler ricorrere sistematicamente a questo stratagemma per sollevare dei polveroni che servono solo a nascondere la realtà delle cose.
Per esempio, la riapertura delle quote di ingresso per i lavoratori immigrati ha di fatto sanato la situazione di migliaia di persone che - pur avendone fatto richiesta - erano rimaste tagliate fuori dalla regolarizzazione.
Ed è ancor più recente la notizia secondo la quale il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che accorcia i tempi per la concessione agli stranieri della carta di soggiorno, facilita le norme per il ricongiungimento familiare e sbroglia le lungaggini per il conferimento della cittadinanza italiana agli immigrati. Ma questo quadro idilliaco è come una filigrana che va vista in controluce. E, a ben guardare, vediamo il ministro dell'interno Giuliano Amato che ottiene dal suo omologo tedesco, Wolfgang Schaeuble, una stretta collaborazione per pattugliare il Mediterraneo: esperti della polizia di frontiera federale tedesca verranno in Italia per attuare una sinergia repressiva su scala europea. Amato si è rivolto anche a Franco Frattini, il quale ha assicurato la disponibilità della commissione europea a collaborare alle operazioni di rimpatrio e a effettuare pattugliamenti delle coste mettendo in relazione le polizie di Malta, Grecia, Italia e Libia. Insomma: deportazioni, centri di permanenza temporanea e violenze poliziesche continueranno a essere l'orizzonte di riferimento per chi riuscirà ad arrivare vivo/a in Europa con buona pace di quella commissione ministeriale di controllo dei CPT voluta da Amato e della quale fanno parte diversi soggetti dell'associazionismo e del volontariato italiano.
In un momento in cui i nostri mari sono sempre più scenario di immani sofferenze e tragedie, vere e proprie stragi di stato, ci disgusta sempre di più questa propaganda del centrosinistra che cerca di accreditarsi come governo umano e umanitario quando in realtà la sua azione è improntata a una volontà repressiva che vuole togliere il problema alla radice innalzando sempre di più le frontiere e riempiendo il Mediterraneo di superpoliziotti europei magari pronti a chiudere un occhio all'occorrenza per consentire a chi specula sul traffico di esseri umani di fare i suoi loschi affari sulla pelle degli altri.
La sottile ipocrisia del governo va smascherata rilanciando la lotta per la libertà di circolazione per tutte e tutti, contro tutti gli stati, le mafie e le frontiere.

NESSUNA COLLABORAZIONE CON LE ISTITUZIONI
ABOLIRE LE LEGGI RAZZISTE
CHIUDERE I CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA
APRIRE LE FRONTIERE
LIBERE/I TUTTE/I!

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

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[11 luglio 2006]

"Volantino distribuito a Roma sabato 8 luglio al presidio dei movimenti antirazzisti sotto il ministero degli interno"

CONTRO LE LEGGI RAZZISTE, AZIONE DIRETTA!

L’irritante ipocrisia con la quale il governo Prodi ha presentato se stesso nell’affrontare la questione immigrazione in Italia non ci sorprende per niente.
Sappiamo benissimo con chi abbiamo a che fare: sono gli stessi soggetti che solamente otto anni fa hanno dato inizio con la legge Turco-Napolitano al vergognoso crescendo di repressione razzista che ha stritolato e continua a distruggere le vite di migliaia e migliaia di persone negli ingranaggi della burocrazia dello stato.
Ed è gente che sa fare bene il proprio mestiere: il nuovo ministro dell’interno, Giuliano Amato, ha fatto intendere con molta chiarezza che non c’è spazio per nessuna prospettiva che sia diversa da quella di Schengen. I Centri di Permanenza Temporanea non solo continueranno a esserci, ma saranno anche di più.

Non eravamo e non siamo così sprovveduti da pensare che il socialista Amato potesse discostarsi da una linea di governo che è perfettamente congruente a quella del suo predecessore, il democristiano Pisanu.

Infine, si commenta da solo il tentativo del ministro di cooptare aree dell’associazionismo in una commissione ispettiva sui CPT.
Nel frattempo, le dichiarazioni roboanti del ministro Ferrero e dei tanti sottosegretari barricaderi che davanti alle telecamere promettono aumento delle quote di ingresso e chiusura dei CPT, sono servite solo ad alimentare dibattiti oziosi sulla pelle viva di milioni di immigrati. I quali, con molta più concretezza, hanno recentemente dato prova in più occasioni di cosa si debba intendere per «superamento dei CPT»: rivolte, proteste e fughe di massa rappresentano la quotidianità di un desiderio di libertà che non conosce sbarre.

In questi ultimi anni la capacità di autorganizzazione delle comunità immigrate in Italia e il lavoro delle realtà antirazziste hanno dato vita a tante e diverse esperienze di lotta che hanno saputo legare le rivendicazioni di tutti, immigrati e italiani insieme.

Lottare contro le leggi razziste significa lottare contro la repressione che colpisce tutti quelli che non abbassano la testa.

Lottare contro le leggi razziste significa ribellarsi al nuovo schiavismo, alla precarietà e allo sfruttamento.

Lottare contro le leggi razziste significa riprenderci il diritto a vivere, lavorare e muoverci ovunque, senza distinzioni.

La risposta migliore da dare alla doppiezza di questo governo è quella di rilanciare la mobilitazione attraverso tutte le esperienze di autorganizzazione delle lotte e di autogestione dei servizi e dell’accoglienza che sono l’unica reale alternativa che può disarticolare la politica repressiva dei governi in Italia e in tutta Europa.
La libertà si conquista con la libertà, e con lo Stato e il capitalismo non può esserci alcuna mediazione.

ABOLIRE TUTTE LE LEGGI RAZZISTE
CHIUDERE SUBITO TUTTI I LUOGHI DI INTERNAMENTO PER IMMIGRATI
LIBERTÀ DI MOVIMENTO PER TUTTE E TUTTI
CONTRO OGNI FRONTIERA, SOLIDARIETÀ DI CLASSE E INTERNAZIONALISMO!

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana – FAI

[3 giugno 2006]

LA LIBERTÀ NON SI ARRESTA

Una decina di giorni fa a Lampedusa il neoministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, aveva annunciato che avrebbe fatto in modo di rendere più trasparenti i Centri di Permanenza Temporanea per «dare visibilità a quello che avviene al loro interno».

La scorsa notte, gli immigrati reclusi nel CPT di Torino hanno fatto da sé, mostrando all'Italia intera quanto siano odiose queste strutture di segregazione: donne e uomini hanno dato vita a una rivolta , sedata solo alle prime luci dell'alba, che ha portato alla fuga di ben sedici immigrati tuttora irrintracciabili e ai quali va la nostra piena solidarietà.

I mezzi di comunicazione hanno sottolineato con particolare dovizia di dettagli alcuni aspetti della vicenda per colpire un'opinione pubblica sempre molto impressionabile: danni subìti dai prefabbricati e dalla mensa della struttura, lancio sulle forze dell'ordine di oggetti di ogni tipo (che gli «ospiti» del CPT si sarebbero procurati rompendo sanitari, vetri blindati dei container e cordoli dei marciapiedi), e - quasi a giustificazione di tutto - la colpevolizzazione dei migranti in rivolta già noti alle forze dell'ordine per alcuni reati legati allo spaccio di droga.

Chi si nutre delle veline della questura non può fare altro che criminalizzare la voglia di libertà che si afferma nuovamente nel CPT torinese. Nessuno, infatti, si è curato di rilevare che questa è l'ennesima protesta di massa all'interno della struttura né che si tratta della seconda rivolta in meno di un mese.

Ce n'è abbastanza per capire che corso Brunelleschi è un luogo da incubo, dove gli immigrati vengono pestati, sedati col cibo imbottito di sonnifero, trascurati dal personale sanitario della Croce rossa, e vilipesi quotidianamente nella loro dignità di esseri umani.

Da corso Brunelleschi si scappa - a costo di ingaggiare feroci battaglie - perché è un posto insopportabile, come tutti i CPT. E la libertà, lo sappiamo bene, non si arresta.

SOLIDARIETÀ AI MIGRANTI IN RIVOLTA!
CHIUDERE TUTTI I CPT, SUBITO!

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
fai-antiracism@libero.it
www.federazioneanarchica.org/antirazzista

[15 maggio 2006]

COINCIDENZE


Spesso le coincidenze aiutano a riflettere.
La notte tra l'11 e il 12 maggio gli immigrati detenuti nel Centro di Permanenza Temporanea di corso Brunelleschi a Torino hanno dato vita a una rivolta grazie alla quale un uomo è riuscito a fuggire e a far perdere le proprie tracce. Altri due sono stati fermati dalla polizia, trasferiti in carcere e riempiti di botte dagli agenti sotto gli occhi dei loro compagni di detenzione. La polizia è intervenuta con gli idranti per sedare le proteste dei migranti e, successivamente, il medico della Croce Rossa Italiana si è rifiutato di visitare i detenuti che lamentavano dolori e febbre dopo il trattamento dei poliziotti. Un perfetto spaccato di quotidiana violenza dentro un CPT.
Al migrante in fuga e a tutti gli immigrati la nostra massima solidarietà.
Tutto questo è avvenuto a pochi giorni dall'elezione di Giorgio Napolitano a presidente della repubblica italiana, un'elezione istituzionalmente tormentata che si è risolta con la vittoria di un uomo di fiducia del centrosinistra, il politico che firmò l'infame legge che ha sancito l'esistenza dei CPT, dei nuovi campi di segregazione che infestano l'Italia con il loro lugubre portato di segregazione, abusi, sofferenza e morte. Una elezione tutta in famiglia, con l'ex segretario del PRC Bertinotti (il cui partito votò e approvò la legge Turco-Napolitano) che proclama capo dello Stato il suo anziano compagno "migliorista" la cui azione è sempre stata indirizzata al consolidamento del PCI quale garante della conservazione del potere e dello status quo.
In molti si lagnano che Napolitano non sarà né potrà essere "presidente di tutti".  Di certo non sarà il presidente di tutti quelli che, per causa sua, vengono sbattuti dentro l'inferno di un CPT perché non hanno i documenti in regola.

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
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[29 aprile 2006]

SOLIDARIETA' AGLI IMMIGRATI RECLUSI NEL CPT DI BOLOGNA


Lo scorso 25 aprile a Bologna gli immigrati reclusi nel Centro di Permanenza Temporanea di Via Mattei hanno cercato, ancora una volta, la loro liberazione. Non è la prima volta che si verificano proteste e tentativi di rivolta all'interno di questo CPT gestito dalla Misericordia che si ostina a presentarlo come una struttura assolutamente all'avanguardia nel rispetto dei diritti umani. Il linciaggio mediatico subìto dagli immigrati (descritti sulle pagine dei quotidiani locali come delle furie criminali che avevano aggredito e ferito alcuni poliziotti) si è sgonfiato grazie alla solidarietà antirazzista che ha aperto un canale di comunicazione diretto con i reclusi. Si è appreso così che non solo le proteste sono state innescate da un vigliacco accanimento dei carcerieri in seguito a un banale screzio con un detenuto, ma - come se non bastasse - i carabinieri hanno organizzato una spedizione punitiva facendo irruzione in tutte le celle per dare una lezione a tutti gli immigrati, anche quelli estranei alle proteste. Naturalmente, il pestaggio si è consumato con il solito zelo di cui sono capaci i carabinieri: calci e manganellate per tutti. Il personale della Misericordia ha poi vergognosamente ignorato le richieste di aiuto degli immigrati con l'omertà e l'indifferenza che significano complicità. Esprimiamo la nostra solidarietà ai migranti che a Bologna così come in tutti i CPT subiscono quotidianamente l'umiliazione della prigionia, dei soprusi e dell'intimidazione costante. Disprezziamo l'operato di tutte le associazioni che gestiscono i Centri di Permanenza Temporanea lucrando sulla carcerazione di persone innocenti. Facciamo appello a tutti gli antirazzisti per tenere sempre alta la vigilanza nel denunciare la natura violenta e oppressiva dei CPT attraverso una mobilitazione costante per l'unico risultato possibile: la chiusura definitiva di questi campi di internamento e la libertà di movimento per tutte e tutti.

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
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29/04/2006

[29 marzo 2006]

CPT DI GRADISCA: SCONFIGGERE LA BARBARIE!


Da oltre due anni i movimenti antirazzisti si sono battuti in Friuli-Venezia Giulia per impedire che venisse aperto il Centro di Permanenza Temporanea di Gradisca d'Isonzo, un moderno lager da 250 posti.
Nelle intenzioni del governo di Centrosinistra (che lo aveva ideato nel 2001) e di quello di Centrodestra (che nel 2003 ha dato il via all'iter per la costruzione), tutto doveva svolgersi in tempi brevi e senza intoppi. Invece hanno trovato ciò che non si aspettavano: donne e uomini disposte/i a lottare per impedire la realizzazione di questo campo di concentramento. Una lotta esemplare, probabilmente tra le più avanzate contro la costruzione dei CPT in Italia, che vede gli anarchici in prima fila.
Centrale è stata la puntuale denuncia politica delle connivenze degli enti locali (tutti del Centrosinistra) in questa vicenda: a parole tutti contrari alla costruzione del CPT, ma nei fatti assolutamente inadempienti e ignavi nel porre in essere azioni concrete.
Il centro è entrato in funzione solamente martedì 8 marzo con la deportazione all'interno del primo immigrato. Per aprire il CPT il governo ha addirittura far entrare di nascosto il recluso visto che gli antirazzisti presidiavano l'entrata.
Il fatto che il CPT sia stato aperto solo adesso è frutto solo ed esclusivamente delle mobilitazioni e delle lotte. Non ultimo il presidio permanente della scorsa settimana, che per tre giorni ha contrastato e in alcuni casi impedito l'ingresso agli addetti della Cooperativa sociale "Minerva" (associata alla Lega delle Cooperative) che si è aggiudicata un appalto miliardario per la gestione di questa Guantanamo italica.
Polizia e carabinieri hanno caricato duramente i manifestanti causando vari contusi.
Anche a Bari il governo ha deciso di giocare sporco portando i primi prigionieri nel CPT in elicottero per evitare il blocco degli antirazzisti all'esterno.
Finché vi saranno fili spinati, muri invalicabili e frontiere blindate ci saranno sempre uomini e donne pronti a mettersi in gioco per difendere la libertà di tutte e tutti.
La lotta continua!
Senza stati né confini nessuno è clandestino!

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
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[13 febbraio 2006]

CONTRO LA CRIMINALITÀ DEL POTERE, LIBERTÀ PER TUTTE E TUTTI!


Non credano di ingannarci gli apparati repressivi dello Stato italiano nel propinarci l'ennesima operazione di polizia che sgomina l'ennesima organizzazione dedita al traffico di esseri umani. Gli arresti compiuti all'inizio di febbraio su tutto il territorio nazionale nell'ambito dell'operazione "Abid" non dimostrano in nessun modo che c'è uno Stato buono che si preoccupa di tutelare i diritti dei migranti in balìa di schiavisti senza scrupoli. Al contrario, questa operazione conferma che se non ci fossero leggi così repressive nei confronti dei flussi migratori, tutto questo non succederebbe. Le mafie e le organizzazioni criminali che sfruttano l'immigrazione vendendo e comprando donne e uomini come fossero merci è un risvolto pratico che è del tutto organico all'azione degli apparati dello Stato. La criminalità del potere è quella che prima concepisce e realizza norme che uccidono la libertà e l'esistenza di milioni di esseri umani, e poi fornisce piena agibilità al crimine organizzato che specula sulla fame e il disagio degli immigrati. La macchina dello Stato si fonda dunque - come abbiamo sempre sostenuto - su leggi razziste, gestione dei CPT e sfruttamento palese e occulto della manodopera migrante. Un incubo che schiaccia tutti, e che non si ferma neanche davanti ai bambini, prelibatissima merce di scambio per gli affari quotidiani della società occidentale (espianto d'organi e/o prostituzione). La clandestinità alla quale vengono condannati gli immigrati è dunque funzionale agli interessi dello Stato, del padronato, delle mafie. Esprimiamo disgusto e avversione per questo mondo infestato da confini, barriere, trafficanti e doganieri compiacenti. L'unica giustizia che può mettere fine a tutto questo è la giustizia sociale, e la necessaria costruzione di un mondo veramente libero ed equo che sappia spazzare via l'orrore in cui Stato e Capitale vogliono precipitarci.

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
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[4 febbraio 2006]

mailbombing contro la Coop. Minerva che gestirà il CPT di Gradisca (GO)


Diffondete e tempestateli di email!
al link http://www.peacelink.it/appello_minerva.php trovate un appello alla Cooperativa Minerva per la rinuncia alla gestione del CPT di Gradisca (GO). Per inviare l'appello alla casella di posta della Minerva dovete solo mettere il vostro nome e cognome, email, e (per evitare di incappare troppo facilmente nei filtri antispam) un oggetto dell'email.
DATE LA MASSIMA DIFFUSIONE A QUESTA INIZIATIVA!!! è importante che diventi visibile il nostro dissenso nei confronti del CPT, e di chi se ne rende complice pur vantando certificazioni etiche.

[4 gennaio 2006]

Solidarietà internazionalista ai migranti di Via Lecco


Lo sgombero avvenuto il 27 dicembre ai danni dei migranti e dei rifugiati che da un mese occupavano lo stabile di via Lecco a Milano per rivendicare il diritto ad alloggi e condizioni di vita dignitose, costringe tutti a delle riflessioni necessarie.
Alle richieste dei migranti, scomode e ingestibili perché avanzate attraverso un'azione diretta e senza mediazioni, le istituzioni hanno risposto con i manganelli, prima con lo sgombero dello stabile e due giorni dopo con l'attacco violento al corteo spontaneo degli stessi migranti diretto a Piazza Duomo, nel salotto buono della città.
I contrasti nati in seno agli enti locali (Comune e Provincia) costituiscono la dimostrazione più chiara di come una pratica di riappropriazione della lotta per difendere i diritti negati sia in grado di innescare un conflitto sociale vero, che non conosce padroni e padrini.
In questa vicenda, sindacati di Stato (Cgil) e volontariato cattolico (Caritas) hanno gettato acqua sul fuoco delle lotte per tutelare i propri interessi economici e il loro consolidato ruolo di mediatori del conflitto, facendosi scudo della solita informazione di regime che ha sbrigativamente definito "anarchici" - col demenziale intento di criminalizzarli - tutti coloro i quali sostengono la lotta dei migranti di via Lecco.
Fortunatamente, questa lotta - come tutte le lotte - appartiene in primo luogo a chi la porta avanti e cioè agli immigrati, ed è per questo che ci riconosciamo in essa e la sosteniamo.

PER L'AUTOGESTIONE DELLE LOTTE, SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
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[31 dicembre 2005]

Cairo 30 dicembre 2005 (english)


All'alba del 30 dicembre si è consumata nella città del Cairo in Egitto l'ennesima strage di Stato. Migliaia di agenti delle forze speciali antisommossa hanno brutalmente caricato, pestato e massacrato l'accampamento abitato da più di tremila profughi sudanesi che da tre mesi rivendicavano l'autorizzazione ad espatriare. La polizia ha ferito gravemente trenta persone e ne ha amazzate dieci, tra cui una bambina di quattro anni. Tutto questo si è svolto nei pressi della sede egiziana dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che - sospendendo gli aiuti a coloro che avevano chiesto lo status di rifugiato e non erano riusciti ad ottenerlo - ha di fatto spianato la strada alla repressione delegittimando la posizione dei profughi. La burocrazia dell'ONU, infatti, fa una netta distinzione tra chi è specificamente perseguitato per motivi politici nel proprio paese e chi invece soffre di "generici" problemi di sussistenza in seguito alla propria fuga. Secondo la nomenclatura statuale, i sudanesi massacrati in Egitto non meritavano la stessa tutela pur vivendo tutti in condizioni gravissime: questa omissione di soccorso è stata una condanna a morte per tutti. Esprimiamo il nostro dolore e la nostra rabbia solidale alle vittime del massacro del Cairo. Denunciamo il ruolo assassino dell'Onu e delle sue agenzie che si spacciano per difensori dei diritti umani per poi lasciare mano libera alle violenze più efferate. Non dimentichiamo, infatti, che l'Acnur si è già distinta per la sua funzione di mediazione repressiva durante la vicenda della nave Cap Anamur quando 37 sudanesi furono condotti al CPT di Agrigento con la viva soddisfazione espressa da Laura Boldrini, né tralasciamo il fatto che proprio all'Acnur è consentito per legge un libero accesso ai CPT. Ricordiamo che quella del Cairo è solo l'ultima di una lunga serie di stragi in cui i migranti, i profughi, i rifugiati sono vittime della repressione statale che si scatena in tutte le frontiere del mondo ogni volta che l'umanità rivendica il proprio desiderio di libertà e di vita.

CONTRO GLI STATI, CONTRO LE FRONTIERE!
LIBERTÀ PER TUTTE E TUTTI!

Comissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
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Cairo, december 30th, 2005


On 30th december another state made a slaughter. It happened in Cairo, Egypt. Thousands of policemen have killed and beaten people from Sudan who lived in a camp asking for the permit to leave the country. Police hurted 30 people and killed 10 (a little 4 years old child is dead). Everything just happened near the egyptian office of the United Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR that - stopping aid to those who had asked for the refugee status invain - allowed the police operation unjustifying migrants' position. United Nations make a clear difference between those who are persecuted for politcal reasons and those who are "simply" poor because of their escape. In institutions' opinion, all people from Sudan killed in Egypt didn't deserve to be defended and helped everybody in the same way although they all lived in hard conditions: this has been a death sentence. We express our sorrow and our helpful rage for Cairo's victims. We denounce the killer function of UN and it's commissions that describe themselves as human rights' keepers but the make police violence and brutality happen. We don't forget that UNHCR already declared its nature of repressive intermediation during the ship Cap Anamur vicissitude (when 37 sudanese people were brought in a detention center with the appreciation of Laura Boldrini) and we don't forget that UNHCR can legally enter in detention centers for immigrants. We remember that Cairo's slaughter is only the last one of a long sequence in which migrants and refugees are victims of state repression near the boundaries and borders all over the world. This repression starts every time people declare a desire freedom and life.

NO BORDERS, NO NATIONS!
FREEDOM FOR EVERYONE!

Antiracist Commission of Italian Anarchist Federation - FAI
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