
Benvenut* nel sito della Commissione Antirazzista della FAI.
Qui potrete trovate tutti i materiali da noi prodotti nel corso degli
anni e non solo. Nella sezione archivio
vi sono tutti i nostri volantini, documenti e comunicati divisi per
anno. In articoli
trovate tutti gli scritti apparsi sul settimanale anarchico
"Umanità Nova" riguardanti l'immigrazione e la lotta contro
il razzismo e le frontiere. Inoltre trovate foto,
link utili e altro ancora. Vi invitiamo a
saccheggiare e a diffondere il più possibile i materiali
presenti sul sito.
Per un mondo senza frontiere!
Aggiornamenti
7 luglio 2010
La Commissione Antirazzista della FAI,condivide ed aderisce
alle iniziative antirazziste contro le deportazioni e contro i
CIE che si tengono a Torino nella settimana odierna e che si
concluderanno con la manifestazione di sabato 10 luglio con inizio alle
ore 16.00
Manifestazione No CIE Senza Stati né frontiere nessuno è clandestino!
La commissione Antirazzista sostiene tutte le iniziative che i compagni
e le compagne della FAI promuovono sul territorio per la costruzione di
una nuovo mondo libero e antirazzista ed auspica la nascita
di una miriade di iniziative dove trovano spazio forme di
aggregazione autogestite, e che si arrivi ad una manifestazione
nazionale di ampio respiro ma sempre con lo spirito non
autoreferenziale di ceti politici.
Appuntamento alle 16 in piazza Sabotino, Torino Poi concerto davanti al CIE di corso Brunelleschi!
Commissione antirazzista della FAI
27 giugno 2010
I ROM in FESTA
La Commissione Antirazzista della FAI parteciperà alla festa promossa dai Rom di via Triboniano a Milano il 27 giugno.
Crediamo che sia una iniziativa importante anche perché la festa vuole rompere con i pregiudizi e sui Rom e sappiamo che i pregiudizi sono infiniti e sono trattati da tutti come "inferiori". I Rom di Triboniano con la loro lotta hanno iniziato una nuova storia, quella dell'autodeterminazione: un'impresa non facile, ma la piattaforma costruita dopo le lotte di maggio 2010 ne mette le basi.
TUTTI PER UNO/UNO PER TUTTI
Questa
è la parola d’ordine dei Rom che hanno capito che ogni cambiamento
passa solo per una presa di coscienza e un agire collettivi. Fiumi di
denaro sono passati attraverso case delle carità, opere più o meno
nomadi, associazioni, comuni. Tutti hanno speculato sulla loro pelle
dandogli in cambio polizia, galera , bastonate, disprezzo e dei
"campi" dove sopravvivere, ma regolati da patti scellerati degni dei
lager di triste memoria e contro ogni logica di libertà.
Oggi
anche questi "campi" in nome dell'EXPO 2015 devono scomparire da
Milano, la Milano affaristica, mafiosa, la Milano palazzinara, la
Milano razzista esige "pulizia".
Cosa c'è di meglio della paura
degli “Zingari” per iniziare a fomentare la campagna per la loro
soluzione finale? Cacciarli via tutti dalla Lombardia è l'obiettivo
della giunta milanese.
L'unica cosa certa che oggi hanno in mano i Rom di via
Triboniano è la lettera di sgombero per il 30 giugno
2010
I Rom hanno detto basta.
Nessuno può più parlare a nome loro se non loro stessi.
Questa
festa organizzata dalla gente del campo ha lo scopo di svegliare le
menti di una Milano oggi incapace di capire cosa c'è in gioco
veramente.
Perciò la Commissione Antirazzista della FAI ci sarà.
2 aprile 2010
Aggiunti nella sezione "Materiali"
- "Ci chiamano delinquenti. Siamo antirazzisti". Testo e locandina del Coordinamento Antirazzista - FAI.
- "Mettiamoci di traverso". Coordinamento Antirazzista - FAI.
- "Contro il razzismo di Stato ribellarsi è giusto". Coordinamento Antirazzista - FAI.
14 febbraio 2010
Joy,Debby e le Altre
Dopo la mobilitazione di antirazziste ed antirazzisti il caso di Joy ed
Hellen, Florence, Priscilla e Debby ed altre donne come loro
protagoniste della rivolta di agosto nel CIE di Milano è uscito
dall'anonimato e dall'invisibilità.
Dopo aver trascorso 6 mesi in diverse carceri italiane queste donne
rischiano di rientrare nella spirale delle leggi contro l'immigrazione.
Il loro "reato" è quello di essersi ribellate a quelle
condizioni di vita degne dei lager nazisti e di avere denunciato gli
stupri subiti nei loro precedenti passaggi all'interno dei centri di
identificazione ed espulsione (CIE).
I CIE sono luoghi infernali che solo menti malate e criminali possono
aver progettato: le galere non sono meglio, ma in questi luoghi dove
non si ha alcun diritto si aggiunge la beffa che la condizione
giuridica dei carcerati è quella di "ospite". Qui vengono
rinchiusi uomini e donne che una legge razzista definisce "illegali".
Chi ha la sventura di finire in questi inferni difficilmente ne
uscirà integro. Di tutto e di più viene perpetrato sui
corpi e la psiche degli "ospiti" anche se, formalmente, nessun reato
viene loro contestato se non quello di essere sprovvisti di un pezzo di
carta chiamato Permesso di Soggiorno.
Sono all‚ordine del giorno i tentativi di suicidio,autolesionismo estremo,tentativi di fuga e rivolte.
A questo si aggiunge una questione di genere:le donne,le donne dentro i CIE.
Spesso le prostitute, rinchiuse nei CIE quando si sono trovate nel
lager di stato sono state il canonico obiettivo del maschilismo
razzista.
Maschilismo razzista che si manifesta non solo nei CIE e nelle carceri,
ma nelle case, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle strade. E se
la donna in generale è per l‚uomo un oggetto, ancora di
più lo è la prostituta, valvola di sfogo delle
frustrazioni di questi "uomini", vittime della violenza intrinseca al
potere maschile e al dominio. Queste donne avevano già subito la
violenza di uomini che a volte avevano lo stesso colore della pelle o
la stessa nazionalità, ma che dovevano sottometterle per poterne
sfruttare il corpo.
Le cronache sicuritarie ci parlano di queste donne quando vengono
trovate cadaveri in qualche via buia o dentro un canale per essersi
ribellate alla schiavitù o, addirittura, a seguito delle
violenze subite da parte dei loro sfruttatori o dei loro clienti.
Ma se è volte è possibile scampare alla schiavitù
della strada, per le donne immigrate non è possibile scampare
alla schiavitù che le leggi sull‚immigrazione vogliono loro
imporre e vengono così rinchiuse nei CIE, diventando corpi che
gli aguzzini si sentono in "diritto" di "usare". Sono corpi e non
persone: qualsiasi violenza è permessa.
La Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana
esprime la sua solidarietà a TUTTE le DONNE che, dentro i CIE,
fuori dai CIE, dentro le carceri, fuori dalle carceri, dentro le mura
domestiche, a scuola o per la strada, subiscono quotidianamente stupri
e violenze di ogni genere.
La Commissione Antirazzista della Fai continua a denunciare come
l'impianto di tutte le leggi contro l'immigrazione continui a produrre
brutalità, oppressione e sfruttamento.
La Commissione Antirazzista della Fai è a fianco di tutte le
antirazziste e gli antirazzisti nella quotidiana lotta contro queste
barbarie.
8 gennaio 2010
CON IL SANGUE AGLI OCCHI
Hanno alzato la testa e lo hanno fatto senza mediazioni, con la rabbia
di chi vuole rispetto e non è più disposto a
ingoiare il
boccone amaro dell'ingiustizia.
La rivolta degli immigrati di Rosarno è una risposta sincera e coraggiosa alla schiavitù, alla discriminazione, all'intimidazione, all'indifferenza.
In queste ore convulse gli immigrati hanno attaccato frontalmente il sistema di dominio mafioso che controlla l'economia e il territorio calabrese: gli immigrati hanno sfidato a mani nude la 'Ndrangheta, hanno sfidato i padroni delle terre in cui vengono sfruttati e umiliati.
Gli immigrati in rivolta sono lavoratori della terra, manodopera a costo zero e senza diritti e tutele perché schiacciata da una clandestinità prodotta da leggi razziste emanate nell'interesse dei padroni. Gli immigrati in rivolta sono i lavoratori stagionali che percorrono migliaia di chilometri seguendo i ritmi delle colture, dalla Sicilia alla Campania, dalla Calabria alla Puglia, spaccandosi la schiena quindici ore al giorno per quindici euro. Gli immigrati in rivolta sono quelli che vengono picchiati e minacciati dai caporali se solo provano a chiedere acqua corrente, un tetto sulla testa o una paga più dignitosa.
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni si permette di tuonare contro i
"clandestini" senza accennare minimamente agli ultimi attacchi subiti
dai migranti o alle condizioni bestiali che li hanno portati
all'esasperazione. Insieme a Maroni, tutto il verminaio politico, senza
distinzioni, blatera parole di circostanza oscillando tra ipocrisia e
frasi fatte, tra intolleranza e insofferenza. Le notizie provenienti da
Rosarno non sono incoraggianti: persone armate si aggirano in paese
alla ricerca di immigrati e il clima è ancora pesantissimo.
Questa è l'Italia, razzista e spietata, plasmata dal potere
statale e mafioso. Questo è il risultato della devastazione
sociale in cui è precipitato il nostro paese. Nell'esprimere
la
nostra solidarietà agli immigrati in lotta per i loro
diritti,
manifestiamo il nostro più profondo disprezzo nei confronti
di
tutti i mafiosi e di tutti i razzisti che presidiano le strade di
Rosarno e i palazzi del potere.
Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana -
FAI
fai-antiracism@libero.it
cdc@federazioneanarchica.org
www.federazioneanarchica.org
www.federazioneanarchica.org/antirazzista
08/01/2010
22 novembre 2009
CRONACA del 14 novembre Day of action - Giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati e il "Pacchetto Sicurezza"
Torino/1. Sfilata con
gabbia e capitalista a Porta Palazzo
Sabato 14 novembre, mattina.
Striscioni, una mostra sul pacchetto sicurezza, banchetto, musica e
volantinaggi allo spazio antirazzista che ha aperto due giornate di
informazione e lotta contro i CIE in occasione del Day of action contro
i CIE, la Giornata internazionale contro i centri di detenzione per
immigrati promossa dall'IFA.
Alle varie iniziative, organizzate dalla rete "resistere al razzismo"
hanno partecipato i compagni della FAI torinese e quelli del Perlanera
di Alessandria.
Il presidio del 14 per una buona ora è diventato itinerante.
"Fratello devi stare attento. Tu difendi i poveri e quindi sei nemico
della democrazia. Stai con chi cerca lavoro e quindi finirai a
Guantanamo". Lo dice ad un compagno un anziano immigrato all'angolo tra
piazza della Repubblica e via Cottolengo.
Gli antirazzisti stanno facendo un giro attraverso il Balon e il
mercato di Porta Palazzo, bloccando brevemente il traffico in via
Andreis, piazza della Repubblica, corso Giulio Cesare.
Davanti c'è uno striscione "CIE = lager. Rompere le gabbie".
Poi
incede rigido un capitalista in gessato e Borsalino seguito da una
gabbia con due lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno.
C'è anche il suono straziante di una chitarra elettrica ed
un
tamburo che batte il tempo. Il tempo di uomini e donne in catene, che
marciano al ritmo del padrone. La sfilata antirazzista fa numerose
soste. Il capitalista apostrofa la folla, vantandosi dei soldi fatti
sulle spalle di chi lavora. Magari in nero, senza permesso, ricattato
ogni giorno. Grazie, e lo sottolinea con forza, alle leggi razziste
fatte da governi amici, di destra e di sinistra. Sono storie che tanti
lì riconoscono come proprie: la schiavitù legale
dei
lavoratori immigrati, il lavoro senza diritti né tutele, le
gabbie del CIE che si ingoiano quelli che non servono e minacciano la
vita di tutti gli altri. Ad ogni sosta i due immigrati in gabbia urlano
e si avventano sul capitalista. Nel cuore del mercato le grida si
moltiplicano. La gente si ferma, alcuni si uniscono nel gridare al
padrone "razzista!", "vai via!". In piazza una macchina suona forte
alle nostre spalle. Alla guida c'è una ragazza rom con una
sfilza di bambini. Sorride, saluta e mostra il pollice in segno di
approvazione.
Tanti altri si avvicinano e ringraziano.
Qui trovate le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367
Torino/2. Scritte contro
chi lucra sui CIE
Sabato 14 novembre, pomeriggio. Dopo pranzo compaiono scritte sui muri
della Misericordia a Collegno, del consorzio Connecting People e della
Croce Rossa in via Bologna. Misericordia, Croce rossa e Connecting
People hanno in comune la scelta di gestire uno o più CIE.
Su
muri della Misericordia che gestisce i CIE di Modena e Bologna, la
scritta "Misericordia complice nei CIE/lager di Stato. Rompere le
gabbie!". Sui muri di Kairos, del consorzio Connecting People, che
gestisce i CIE di Gradisca e Trapani, in corsa per aggiudicarsi Torino
la scritta "Gestire i CIE/lager non è
un'opportunità.
Maurino aspirante aguzzino". Mauro Maurino, presidente di Kairos e
membro del direttivo di Connecting People, considera gestire un CIE
"un'opportunità" da non farsi scappare.
Infine alla sede CRI di via Bologna è comparsa l'ultima di
una
lunga serie di scritte "CRI complice dei pestaggi al CIE. Rompere le
gabbie!". L'ennesima mano di vernice non basterà a coprire
la
vergogna di chi lucra sulla vita di uomini e donne in gabbia.
Ecco le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367
Torino/3
Domenica 15 novembre. Nella notte corso Brunelleschi ha
cambiato
nome. La strada che costeggia il CIE di Torino è diventata
"corso Nabruka Nimuni". Di fronte al CIE - perché tutti
ricordino e nessuno possa dire che non sapeva - è stato
impiccato un manichino. Sotto un mazzo di fiori e un cartello "A
Nabruka Nimuni. Uccisa da una legge razzista".
Qui le foto scattate da un reporter di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/6377
Anche questa notte le grida dei prigionieri hanno oltrepassato le
gabbie e il muro. Stavolta la protesta è partita nella
sezione
femminile: tra mezzanotte e l'una per una ventina di minuti si sono
udite battiture e urla. Poi è calato il silenzio. Intorno
alle 2
e mezza è uscita un'ambulanza scortata dalla polizia.
Per i più Nabruka Nimuni non era nessuno: un'immigrata senza
documenti, illegale, clandestina. Due righe in cronaca e poi via. Roba
per le statistiche e nulla più. Sottrarre la sua storia
all'oblio, al solo dolore di chi le voleva bene è un modo
per
fuggire la terribile normalità del male, che brucia le
viscere
della nostra società.
Il 7 maggio di quest'anno Nabruka si è suicidata nel Centro
di
Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma. L'hanno trovata
impiccata nei bagni. Poche ore prima aveva saputo che quel giorno
l'avrebbero deportata in Tunisia. Viveva in Italia da oltre vent'anni,
aveva un figlio, non voleva andare via.
La sua vita si è spezzata quando in questura, invece del
solito
pezzo di carta le hanno consegnato un decreto di espulsione e l'hanno
rinchiusa nel CIE. In Italia non le hanno permesso di vivere. Ha
preferito morire.
Con questo gesto si conclude il Day of action contro i CIE
Ma la resistenza continua… ogni giorno. Dentro e fuori le gabbie.
Ma. Ma.
Parma
Il gruppo anarchico A. Cieri / Fai di Parma ha promosso domenica 15
novembre (il 14 si è tenuto il presidio regionale a Bologna)
un
presidio informativo contro i CIE ed il Pacchetto Sicurezza in Piazzale
Matteotti, durante il mercato cittadino, composto prevalentemente da
immigrati e frequentato dalla gente dell'Oltretorrente, uno dei
quartieri più multietnici della città. Dalle ore
10 e
fino alle ore 13.00 si sono svolte alcune iniziative, in collaborazione
con il Comitato antirazzista cittadino e le altre realtà del
territorio che si occupano di migranti e problematiche legate al
contrasto del razzismo, con volantinaggi, l'esposizione di una mostra
relativa ai C.I.E., la distribuzione di materiale informativo sulle
reali condizioni di vita dei migranti nel nuovi lager di Stato. Molte
le persone che si sono fermate a leggere i pannelli 'Voci dai nuovi
lager' con le testimonianze dei reclusi, le cronologie degli eventi e
delle rivolte nei CIE di Milano, Torino, Bologna, Modena e Gradisca
d'Isonzo, le storie di Nabruka e degli altri migranti morti per mano
della violenza razzista dello Stato. Molti gli immigrati che ci hanno
dato la loro solidarietà per l'iniziativa. Molte le persone
che
si sono fermate per chiedere informazioni sui CIE. Dal megafono alcuni
compagni hanno ricordato le violenze, i pestaggi, gli stupri nei
Centri, il ruolo della Croce Rossa (la cui sede è a pochi
passi
da Piazzale Matteotti), la verità sulle retate
anti-immigrati
sempre più frequenti in città. Sotto gli occhi di
diversi
poliziotti, carabinieri e digos sono stati aperti alcuni striscioni,
uno recitava "Resistere al razzismo", l'altro "nei Cie si stupra" e
tanti cartelli di denuncia della violenza contro i migranti. Nei giorni
precedenti al presidio e il giorno stesso la stampa e le televisioni
locali hanno concesso interviste ai compagni organizzatori, dando modo
di spiegare le loro posizioni contro il razzismo e le nuove gabbie per
migranti. Per questa domenica la Lega Nord, che si presenta spesso a
questo mercato per la sua propaganda razzista, non si è
fatta
vedere. Anche i tutori dell'ordine hanno dovuto rinunciare ai soliti
controlli contro i cosiddetti venditori 'abusivi' che cercano si
guadagnare qualche euro esponendo le loro merci. Durante il presidio
è stata ricordata e denunciata con forza, dal megafono e con
cartelli esposti, l'ennesima morte 'sospetta' nel carcere parmigiano di
via Burla: Giuseppe Saladino, di 32 anni, è l'ennesima
vittima
della violenza dell'istituzione penitenziaria, in particolare di quella
di Parma, un vero e proprio laboratorio di tortura, per ricordare che
le gabbie statali che uccidono non sono solo quelle per migranti.
Christian per il gruppo anarchico Cieri/FAI Parma
Pordenone
Almeno un centinaio i partecipanti al presidio NO BORDER DAY
organizzato dal coordinamento libertario regionale del Friuli Venezia
Giulia svoltosi a Pordenone in una centrale piazzetta della
città e a cui hanno aderito e partecipato una quindicina di
compagni del vicino Veneto del coordinamento anarchico Aranea. Per due
ore sono stati proiettati diversi video di controinformazione e
denuncia sul razzismo e la xenofobia dilagante in Italia; in
particolare di forte impatto è stato il filmato del
pestaggio di
migranti uscito dal CIE di Gradisca (l'unico in regione e a cui il
movimento anarchico di questi territori ha opposto una determinata
resistenza in termini di mobilitazione e contrasto negli anni
precedenti all'apertura). Oltre ai video sono stati distribuiti
volantini ed allestito un banchetto con libri, opuscoli e varia
informazione libertaria e antirazzista ma il momento più
importante, dopo alcuni interventi al microfono di esponenti anarchici
e non, è stato l'abbattimento fisico di un muro di 6 metri
per 3
rappresentante i confini, gli stati, le sbarre ed ogni forma di
discriminazione. All'incitazione di "abbattere le frontiere" il muro di
cartone è stato divelto da decine di compagni. Questa
giornata
che rientrava nel Day of Action lanciata dall'IFA (Internazionale delle
Federazioni Anarchiche) a livello internazionale non è che
l'ennesima tappa di un percorso che a Pordenone Iniziativa libertaria
porta avanti da anni con le critical mass contro le ronde padane, la
campagna "un fazzoletto giallo contro le ronde militari" e le varie
lotte contro la chiusura dell'ambulatorio per clandestini e leggi
regionali fortemente razziste nei confronti dei migranti. Continueremo
dunque su questa strada di lotta solidale e fraterna con tutti i
migranti per una società senza confini, muri e razzismo.
Stefano l'ncaricato
Bologna
Sabato 14 novembre il circolo Berneri ha organizzato un presidio
informativo in piazza Ravegnana sotto le due torri. Piazza Maggiore era
stata negata in extremis dal Comune per non "disturbare" le altre
manifestazioni previste, tutte di carattere commerciale. Un divieto
tira l'altro, perchè poche settimane prima il sindaco
Delbono
non aveva esitato a rinnovare una misura già ideata da
Cofferati: è fatto divieto sabato e domenica dalle 14 in
avanti
manifestare in gran parte del centro città: cortei, presidi,
banchetti informativi non sono permessi. A chi ha infranto la legge nei
mesi precedenti sono state comminate multe, alcune di queste molto
salate.
Per il Day of action una sessantina di persone si sono ritrovare dalle
11 della mattina sino allo scattare del divieto con un banchetto
informativo, striscioni, bandiere per reclamare la chiusura dei Centri
di detenzione per migranti, per la libertà di circolazione e
un
futuro senza frontiere né galere. Erano presenti le compagne
femministe con volantini con un loro striscione "Nei CIE si stupra",
alcuni compagni della FAI di Reggio Emilia e di Parma e altri del
coordinamento migranti di Bologna e provincia che sono intervenuti
più volte al microfono. Volantini appicicati un po' ovunque
denunciavano lo stato di polizia che ci circonda ogni giorno, la
necessità di rompere le gabbie, la violenza di stato
culminata
con l'omicidio simbolo di Stefano Cucchi.
Rompere le gabbie è anche demolire il muro di gomma: chi
provava
a "intervistare" i passanti, chiedendo cosa fossero i CIE, gli ex CPT,
riceveva risposte per lo meno perplesse. Le centinaia di volantini
distribuiti sabato 14 sono una goccia, forse, ma tremendamente
necessaria.
RedB
Alba
A cura della locale Federazione Anarchica e del Circolo Entropia, nelle
vie del centro storico della tartufolaia e salottiera Alba è
stato distribuito un volantino di informazione ed appoggio alle lotte
per la distruzione dei CIE, nel giorno della mobilitazione .
È stato ristampato sia il volantino di convocazione per
sabato
14 a Torino, sia quello "Fermatevi un minuto: Pensate" che si sofferma
sulla applicazione pratica della legge securitaria, punto per punto,
dall'arresto dei senza carta, a cosa avviene ad una clandestina che
partorisce, all'inasprimento delle pene per reati di scrittura e di
parola, alla logica razzista di discriminare un uomo ed una donna solo
per il cammino geografico percorso e non per altro.
Erano firmati "Resistere al razzismo" nella città medaglia
d'oro
della Resistenza insieme a Cuneo e a Boves. Chi non poteva essere
presente alla lotta sul posto, dove i campi di concentramento esistono,
aveva almeno il dovere di esprimere pubblicamente non solo la
solidarietà, ma anche la condivisione di tutti quei "reati
umani" che possono essere commessi per distruggere queste schifezze
dello stato razziale.
antonio lombardo
FAI Cuneo
Milano
Tra le giornate di venerdì e sabato si sono tenute a Milano
diverse iniziative legate sia agli arresti di cinque studenti che alla
mobilitazione in corso per la liberazione dei ribelli del CIE di Via
Corelli, iniziative che si sono intrecciate nel modo descritto nel
report postato su Indymedia e che riportiamo di seguito. Presenti a
queste iniziative abbiamo distribuito il comunicato della Commissione
Antirazzista della FAI, sottoscritto dalla FAM; intanto su alcuni ponti
della città sono apparsi degli striscioni di stoffa per la
chiusura dei CIE e di solidarietà con i ribelli di via
Corelli
in collegamento con il 'Day of action' indetto dall'Internazionale di
Federazioni Anarchiche.
l'incaricato
Venerdì mattina:
alla sei del mattino cinque studenti vengono arrestati con l'accusa di
rapina e lesioni perché sospettati di aver stampato senza
pagare
qualche centinaio di volantini presso la libreria universitaria CUSL e
di essere usciti con un tale mirabile bottino spintonando due impavidi
ciellini che tentavano di fermarli. Uno di loro viene portato a san
Vittore, gli altri vengono messi agli arresti domiciliari. Le loro case
sono state perquisite, alcune addirittura filmate. Se l'accusa dovesse
reggere rischiano dai 4 ai 10 anni di galera.
Venerdì sera:
quasi un centinaio di persone si ritrova presso il caseggiato di case
popolari occupate (e non) in cui abitavano due degli arrestati.
Discutono, si confrontano, si aggiornano sulle condizioni dei ragazzi
arrestati, parlano della sproporzione di quanto accaduto, della
brutalità repressiva dei tempi che corrono. Poi decidono
spontaneamente di muoversi in corteo fino a san Vittore, dispiegando
uno striscione fresco di pittura con la scritta: "sid, paolino, celo,
tia liberi subito! Sbirri infami!". Il corteo passa per porta Genova,
via Papiniano e poi raggiunge le mura del carcere. Qui scritte, slogan,
saluti, diversi botti rimbombano nel cortile del carcere. I detenuti
rispondono con battiture e urla di gioia. Poi il corteo torna verso il
punto di partenza, passa per via Coni Zugna, arriva in piazza 24
maggio, poi devia in san Gottardo. Qui alcuni cassonetti vengono
rovesciati, uno viene dato alle fiamme. Slogan contro la polizia,
contro i secondini, contro i CIE per immigrati, e in
solidarietà
a tutti gli arrestati accompagnano il corteo fin sulla circonvallazione
di viale Liguria. Qui una campana del vetro viene spostata e blocca la
strada, poi l'ultima deviazione verso casa.
Sabato: dalle 14 un presidio sotto il carcere di san Vittore raduna
circa 200 persone. Il presidio, già indetto da giorni in
solidarietà agli arrestati di via Corelli e in adesione alla
giornata europea contro i campi di espulsione per immigrati, raccoglie
anche la solidarietà agli studenti arrestati. Musica,
interventi
e saluti in più lingue attraversano le mura del carcere. A
loro
si aggiunge qualche botto e alcuni grossi fumogeni. Poi il presidio
invade la carreggiata e blocca il traffico. Il presidio con blocco
continua vivacemente fino alle 17 e infine spontaneamente si tramuta in
corteo. Qui scritte, slogan, canti. La manifestazione percorre le vie
decidendo il percorso di incrocio in incrocio senza trattare con forze
di polizia presenti (in maniera massiccia ma sempre a distanza).
Seminata la celere in due o tre occasioni il corteo ha poi raggiunto le
case occupate di via Ripa Ticinese. Qui aperitivo di autofinanziamento
di un gruppo di donne che si batte contro i CIE.
Più tardi una carovana di macchine fa un giro di saluti
sotto le
case degli studenti agli arresti domiciliari. Il giro termina sotto il
Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli. Per la terza
volta in una settimana una battitura comune crea un ponte tra dentro e
fuori. Più tardi si verrà a sapere che in 5
sezioni del
centro l'indomani inizierà uno sciopero della fame.
L'ennesimo.
[da "Umanità Nova", n.41 del 22/11/2009]
07 novembre 2009
14 novembre Day
of action - Giornata internazionale contro i centri di detenzione per
immigrati e il "Pacchetto Sicurezza"
Un'Europa di muri e di gabbie. Muri per fermare profughi e migranti,
gabbie per rinchiuderli. L'ultimo anno è stato terribile.
Alle
frontiere d'Europa si combatte ogni giorno. E, ogni giorno, qualcuno
muore. Nelle intercapedini dei Tir, nelle gallerie ferroviarie e nei
mari, dove le onde sono più pietose di militari e
trafficanti
d'uomini.
Il meccanismo è semplice e atroce. In ultima analisi lo
stesso
dei nazisti. La selezione avviene nei paesi d'origine: solo i
più giovani, i più forti, quelli in grado di
attraversare
il deserto, lavorare come bestie per pagare il viaggio, reggere la
traversata, arrivano. Poi ci penserà il mercato a scegliere
quelli più flessibili, utili, obbedienti, adattabili. In
Italia
chi non ha un contratto di lavoro non ha il diritto a risiedere
legalmente nel nostro paese. Il lavoro che "rende liberi" ricatta la
vita dei lavoratori immigrati, obbligandoli a chinare la testa. Chi ha
le "carte" teme di perderle, chi non le ha rischia ogni giorno
l'esplosione. Così cantieri, fabbriche, campi, case si sono
riempiti di gente di ogni dove che lavora come in Europa non si
lavorava più: sono i braccianti schiavi, gli operai senza
tutele, i badanti senza orario... E per quelli che non possono o non
vogliono stare alle regole, o, semplicemente "sono di troppo" ecco la
galera amministrativa e poi la deportazione. Un meccanismo ben oliato,
che si regge e alimenta con le continue campagne xenofobe, che
attraversano ogni angolo d'Europa. Leggi razziste sono state emanate
dai paesi ricchi per fermare, imbrigliare, tenere sotto ricatto i
poveri in fuga dalla miseria, dalla fame, dalle persecuzioni, dalle
guerre. L'Italia, confine sud della fortezza europea, è
ormai da
lunghi anni in prima fila. Il cammino di chi non ha speranza non
può essere arrestato.
I governi lo sanno bene ma preferiscono parlare di "emergenza". La
logica dell'"emergenza" è quella che ha motivato gli
interventi
armati in Somalia, Kosovo, Iraq, Afganistan. L'"emergenza" giustifica
tutto: le bombe sui civili e la tortura, l'occupazione militare e la
legge marziale. Gli ambiti di legittimità si spostano ogni
giorno di più in barba agli stessi accordi internazionali.
Con
il "pacchetto sicurezza", approvato dal parlamento italiano il 2 luglio
di quest'anno, è stato fatto un altro passo verso un diritto
diseguale, in cui non conta quello che fai, ma quello che sei.
È
il presupposto di ogni legge razzista. È il presupposto di
ogni
stato di polizia. Nel mirino i migranti, i poveri, i senza casa e
chiunque si opponga all'ingiustizia e alla
discriminazione.
Militari per le strade, retate sugli autobus, controlli asfissianti e
brutali fanno parte della nostra vita quotidiana. Sono diventati
terribilmente "normali". La normalità del male. Gli autobus
galere messi in campo a Milano per il controllo degli immigrati sono
durati poco. Forse erano troppo anche per stomaci forti. Il Comune
meneghino ha tuttavia voluto sottolineare che "con sommo dispiacere
siamo costretti a farne a meno"... ma ci riproveranno.
La nuova legge ha prolungato a sei mesi la detenzione amministrativa
nei CIE – Centri di Identificazione ed Espulsione.
I Centri per i "senza carte" sono l'emblema tragico di una
società spezzata, dove lo scontro sociale ha ceduto il posto
alla guerra tra poveri. La storia dei Centri, in Italia come nel resto
d'Europa, è la storia di uomini e donne che hanno negli
occhi il
deserto, le galere libiche, il mare, i pescherecci che passano senza
fermarsi, i militari che vanno a caccia di uomini. La vita, la voglia
di libertà, la resistenza e la lotta di migliaia di uomini e
donne sono passate da queste galere per poveri.
Negli ultimi mesi nei CIE di tutt'Italia la protesta è
dilagata.
L'estensione a sei mesi del periodo di trattenimento nei Centri ha
fatto da detonatore. Dai primi di agosto il ritmo è stato
pressoché quotidiano.
Settimana dopo settimana rivolte, incendi, tentativi di fuga, scioperi
della fame, gente che si fa tagli profondi a braccia e gambe,
suppellettili e materassi distrutti. Poi, puntuale, la repressione:
pestaggi, arresti, sputi, insulti. Quelli che con più forza
hanno lottato per la propria dignità e libertà
sono
finiti sotto processo o hanno guadagnato un'espulsione rapida. Dai
centri in tante notti si levano urla. Urla di rabbia e di dolore. Urla
nel silenzio. I media tacciono o mentono. È tempo di rompere
il
silenzio.
Debole, debole, il lessico della solidarietà e della lotta
comincia a tracciare, sui muri e nelle coscienze, un solco lieve, ma
visibile. Gli antirazzisti stanno intessendo reti solidali, per
amplificare la voce di chi è messo a tacere, per sostenere
le
lotte. Per distruggere muri e gabbie. Muri che rinchiudono uomini e
donne venuti da noi per cercare un'opportunità di vita.
Viviamo
tempi grami, tempi feroci e folli, tempi di guerra. La guerra contro i
poveri e gli immigrati, la guerra contro chiunque si opponga alla
barbarie. Piovono pietre e nessuno può stare al riparo in
attesa
di tempi migliori: mettersi in mezzo è un' urgenza
ineludibile.
Se non ora, quando? Se non io, chi per me?
Il 14 novembre ci sarà un Day of action contro i centri di
detenzione per immigrati. La giornata è stata promossa
dall'IFA
– l' Internazionale di Federazioni Anarchiche.
Facciamo appello perché quel giorno - in ogni
città - si
svolgano iniziative contro i CIE e il pacchetto sicurezza.
Federazione Anarchica Italiana – Commissione Antirazzista FAI -
antiracism@libero.it
"DAY OF ACTION" Iniziative
BOLOGNA
14 NOVEMBRE 2009 ORE 11.00 P.Nettuno
Le
realtà federate dell'Emilia-Romagna lanciano un appello alla
manifestazione contro gli autoritarismi e le politiche razziste,
securitarie e segregazioniste che caratterizzano i governi di questo
fosco inizio di secolo.
PORDENONE
14
NOVEMBRE 2009 ore 17.00 P.tta Cavour per la campagna DAY OF ACTION
promossa dall'IFA (Internazionale di Federazione Anarchiche)
A
tutte le realtà antirazziste che in questi anni hanno
lottato al fianco
dei migranti e contro tutte le discriminazioni; a tutte le
individualità che ritengono la libertà di
circolazione delle persone
più importante di quella delle merci e del capitale, che
ritengono ogni
uomo, donna e bambino eguale per bisogni e libero di ricercare la
propria libertà e seguire i propri sogni ovunque; a tutti
coloro che
sono consapevoli che la vera sicurezza sta in una società
senza ricatti
economici e sociali dove tutti possano studiare, curarsi, lavorare e
vivere in pace e non dove le città sono sempre
più militarizzate, dove
regna una politica repressiva e dove le leggi servono a salvaguardare
pochi e persguitare la gran parte a partire dai più deboli,
dove le
guerre e i massacri impongono ancora oggi in molta parte della terra il
dominio della violenza dell'apartheid. Chiediamo dunque ad ognuno di
mobilitarsi e partecipare a questa giornata per abbattere anche
fisicamente il muro che sorgerà in piazza a simboleggiare le
frontiere
dell'esclusione, dell'odio e del razzismo.
NO BORDER DAY
contro i CIE (prigioni per immigrati senza permesso di soggiorno)
contro il Pacchetto Sicurezza, il reato di clandestinità
contro le Ronde verdi, nere e militari
PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE
PER LA SOLIDARIETA' FRA LE GENTI,
PER UN MONDO SENZA MURI NE' FRONTIERE E LIBERO DA OGNI
FONDAMENTALISMO DI CHIESE, IDEOLOGIE E STATI
proiezioni
Audio/Video - microfono aperto performance/installazione "abbattere le
frontiere" materiale informativo - sound system
Coordinamento Libertario Regionale
TORINO
SABATO 14 NOVEMBRE ORE 10.00 al Balon . Via Andreis angolo via
Borgodora.
Day of action contro i CIE.
La FAI di Torino organizza un presidio itinerante al mercato di Porta
Palazzo. per contatti: fai_to@inrete.it
3386594361
PARMA
DOMENICA 15 NOVEMBRE - DALLE ORE 10 - PIAZZALE MATTEOTTI
DAY OF ACTION - Presidio contro i C.I.E (Centri di Identificazione ed
Espulsione, ex-CPT) e il Pacchetto Sicurezza
Un'Europa di muri e di gabbie.
Muri
per fermare profughi e migranti, gabbie per rinchiuderli. È
tempo di
rompere il silenzio. Se non ora, quando? Se non io, chi? Una giornata
d'azione
coordinata per dare una risposta contro le nuove norme
razziali, le mistificazioni securitarie e la militarizzazione dei
territori. Per la
creazione di una rete solidale, capace di opporsi alla guerra tra
poveri che, dall'alto, si cerca di costruire.
Il Day of Action è indetto dall'IFA, l'Internazionale di
Federazioni Anarchiche Gruppo anarchico A.Cieri / FAI Parma
cell.333 8277726
per adesioni: atelibparma@hotmail.com
26 gennaio 2009
LA PAURA STA
CAMBIANDO CAMPO
Rivolta a Lampedusa
Questa è la cosiddetta settimana della memoria e la retorica
sui
campi di concentramento (Lager) viene incensata a piene mani dal
potere: ma, come in 1984 di Orwell, il potere costruisce la
neolingua utilizzandola al suo contrario. Tutti sono contrari ai Lager,
ma basta cambiargli nome (oggi CPA ieri CPT) e addirittura intere isole
possono diventare immensi lager: oggi per i più sventurati,
domani per gli oppositori. La storia recente ci insegna che in un
piccolo territorio concentrazionario come la Striscia di Gaza un
milione e mezzo di esseri umani può essere sigillato,
murato,
poi bombardato e massacrato perché qualcuno dice che sono un
pericolo per l'esistenza di qualcun'altro, senza che questo non susciti
l'indignazione generale. L'isola di Lampedusa, diventa così
(per
ordine del governo e di chi gestisce le politiche criminali contro gli
esseri umani, il ministro Maroni) un‚isola lager. Ma qualche volta i
conti non tornano.
Nei giorni scorsi i 1300 immigrati rinchiusi nel CPA
(Centro
di Prima Accoglienza) che secondo Maroni dopo l'identificazione
dovrebbero essere rimpatriati, forzano i cancelli ed evadono. Purtroppo
Lampedusa è un‚isola, è piccola ed è
anche la
più lontana dal continente: ma le notizie si diffondono e
viene
fuori una realtà diversa da quella che i grandi media filo
governativi vorrebbero nascondere. Gli immigrati in "fuga" si riversano
nella vie del centro di Lampedusa al grido di "libertà,
libertà basta Guantanamo!". Sicuramente l'immagine
dell'immigrato timido, impaurito, quasi morto di freddo, stride con
questi ragazzi, uomini e donne che si sentono ostaggi di politiche
criminali di cui loro sono le vittime e che diventano protagonisti
della rivolta di Lampedusa, una rivolta che si fonde con quella dei
lampedusani, contrari all'istituzione di un nuovo centro di espulsione.
La paura sta cambiando campo.
Gli immigrati in lotta costringono in qualche modo gli abitanti del
posto a reagire contro le scelte del governo e fanno anche capire che
solo la mobilitazione e la rivolta pagano. La leghista Maraventano,
fino a poco fa vicesindaco dell'isola, deve farsi difendere
dai
carabinieri per poter trovare la strada di casa. Se gli
interessi
di bottega degli isolani coincidono con l'immagine di
Lampedusa
come paradiso turistico, con il decreto Maroni essa diventerebbe
un'ISOLA-LAGER: in questo modo, gli immigrati fanno
scoppiare le contraddizioni all'interno del governo e della
cosiddetta società civile. Credere al diritto,
all‚uguaglianza, alla pari dignità in un regime democratico
è come credere in babbo natale. Gli immigrati non
ci
stanno a ritornare nei luoghi da dove sono fuggiti, dalla guerra, dalla
fame, dopo essersi affid ati ai viaggi della morte per cercare la
possibilità di cambiare il loro destino. È lunga
ancora
la strada dell'emancipazione, ma queste cose che succedono danno la
speranza che questo mondo possa cambiare La Commissione Antirazzista
della FAI, esprime tutta la solidarietà attiva agli
immigrati in
lotta. Gli anarchici saranno sempre al fianco dei sfruttati contro ogni
ingiustizia e sopraffazione. Per un mondo senza frontiere, senza
galere. Per un mondo dove nessun o stato abbia il diritto di esistere.
Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
26/01/2009
I comunicati ed
i materiali pubblicati in precedenza si trovano, divisi per anno, nella
sezione archivio.

