Benvenut* nel sito della Commissione Antirazzista della FAI. Qui potrete trovate tutti i materiali da noi prodotti nel corso degli anni e non solo. Nella sezione archivio vi sono tutti i nostri volantini, documenti e comunicati divisi per anno. In articoli trovate tutti gli scritti apparsi sul settimanale anarchico "Umanità Nova" riguardanti l'immigrazione e la lotta contro il razzismo e le frontiere. Inoltre trovate foto, link utili e altro ancora. Vi invitiamo a saccheggiare e a diffondere il più possibile i materiali presenti sul sito.
Per un mondo senza frontiere!


Aggiornamenti

7 luglio 2010

La Commissione Antirazzista della FAI,condivide ed aderisce  alle iniziative antirazziste  contro le deportazioni e contro i CIE che si tengono a Torino nella settimana odierna e che si concluderanno con la manifestazione di sabato 10 luglio con inizio alle ore 16.00
Manifestazione No CIE  Senza Stati né frontiere nessuno  è  clandestino!
La commissione Antirazzista sostiene tutte le iniziative che i compagni e le compagne della FAI promuovono sul territorio per la costruzione di una nuovo mondo libero e antirazzista   ed auspica la nascita di una miriade di iniziative  dove trovano spazio forme di aggregazione autogestite, e che si arrivi ad una manifestazione nazionale di ampio respiro ma sempre con lo spirito non autoreferenziale di ceti politici.
Appuntamento alle 16 in piazza Sabotino, Torino Poi concerto davanti al CIE di corso Brunelleschi!
 
Commissione antirazzista della FAI

27 giugno 2010

I ROM  in FESTA

La Commissione Antirazzista della FAI parteciperà alla festa promossa dai Rom di via Triboniano a Milano il 27 giugno.

Crediamo che sia una iniziativa importante anche perché la festa vuole rompere con i pregiudizi e sui Rom e sappiamo che  i pregiudizi sono infiniti  e sono trattati da tutti come "inferiori". I Rom di Triboniano con la loro lotta hanno iniziato una nuova storia, quella dell'autodeterminazione: un'impresa non facile, ma la piattaforma costruita dopo le lotte di maggio 2010  ne mette le basi.

TUTTI PER UNO/UNO PER TUTTI

Questa è la parola d’ordine dei Rom che hanno capito che ogni cambiamento passa solo per una presa di coscienza  e un agire collettivi. Fiumi di denaro sono passati attraverso  case delle carità, opere più o meno nomadi, associazioni, comuni. Tutti   hanno speculato sulla loro pelle dandogli  in cambio  polizia, galera , bastonate, disprezzo e dei "campi" dove sopravvivere, ma  regolati da patti  scellerati degni dei lager di triste memoria e  contro ogni logica di libertà.
Oggi anche questi "campi"  in nome dell'EXPO 2015 devono scomparire da Milano, la Milano affaristica, mafiosa, la Milano palazzinara, la Milano razzista esige "pulizia".
Cosa c'è di meglio della paura degli  “Zingari” per iniziare a fomentare  la campagna per la loro soluzione finale? Cacciarli via tutti dalla Lombardia è l'obiettivo della giunta milanese.
L'unica cosa certa che oggi  hanno in mano i Rom di via Triboniano  è la lettera di sgombero per il 30 giugno 2010
I Rom hanno detto basta.
Nessuno può più parlare a nome loro se non loro stessi.
Questa festa organizzata dalla gente del campo ha lo scopo di svegliare le menti di una Milano oggi  incapace di capire cosa c'è in gioco veramente.

Perciò la Commissione Antirazzista della FAI ci sarà.

2 aprile 2010

Aggiunti nella sezione "Materiali"

14 febbraio 2010

Joy,Debby e le Altre

Dopo la mobilitazione di antirazziste ed antirazzisti il caso di Joy ed Hellen, Florence, Priscilla e Debby ed altre donne come loro protagoniste della rivolta di agosto nel CIE di Milano è uscito dall'anonimato e dall'invisibilità.
Dopo aver trascorso 6 mesi in diverse carceri italiane queste donne rischiano di rientrare nella spirale delle leggi contro l'immigrazione.
Il loro "reato" è quello di essersi ribellate a quelle condizioni di vita degne dei lager nazisti e di avere denunciato gli stupri subiti nei loro precedenti passaggi all'interno dei centri di identificazione ed espulsione (CIE).

I CIE sono luoghi infernali che solo menti malate e criminali possono aver progettato: le galere non sono meglio, ma in questi luoghi dove non si ha alcun diritto si aggiunge la beffa che la condizione giuridica dei carcerati è quella di "ospite". Qui vengono rinchiusi uomini e donne che una legge razzista definisce "illegali".
Chi ha la sventura di finire in questi inferni difficilmente ne uscirà integro. Di tutto e di più viene perpetrato sui corpi e la psiche degli "ospiti" anche se, formalmente, nessun reato viene loro contestato se non quello di essere sprovvisti di un pezzo di carta chiamato Permesso di Soggiorno.
Sono all‚ordine del giorno i tentativi di suicidio,autolesionismo estremo,tentativi di fuga e rivolte.
A questo si aggiunge una questione di genere:le donne,le donne dentro i CIE.
Spesso le prostitute, rinchiuse nei CIE quando si sono trovate nel lager di stato sono state il canonico obiettivo del maschilismo razzista.
Maschilismo razzista che si manifesta non solo nei CIE e nelle carceri, ma nelle case, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle strade. E se la donna in generale è per l‚uomo un oggetto, ancora di più lo è la prostituta, valvola di sfogo delle frustrazioni di questi "uomini", vittime della violenza intrinseca al potere maschile e al dominio. Queste donne avevano già subito la violenza di uomini che a volte avevano lo stesso colore della pelle o la stessa nazionalità, ma che dovevano sottometterle per poterne sfruttare il corpo.

Le cronache sicuritarie ci parlano di queste donne quando vengono trovate cadaveri in qualche via buia o dentro un canale per essersi ribellate alla schiavitù o, addirittura, a seguito delle violenze subite da parte dei loro sfruttatori o dei loro clienti.
Ma se è volte è possibile scampare alla schiavitù della strada, per le donne immigrate non è possibile scampare alla schiavitù che le leggi sull‚immigrazione vogliono loro imporre e vengono così rinchiuse nei CIE, diventando corpi che gli aguzzini si sentono in "diritto" di "usare". Sono corpi e non persone: qualsiasi violenza è permessa.
La Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana esprime la sua solidarietà a TUTTE le DONNE che, dentro i CIE, fuori dai CIE, dentro le carceri, fuori dalle carceri, dentro le mura domestiche, a scuola o per la strada, subiscono quotidianamente stupri e violenze di ogni genere.
La Commissione Antirazzista della Fai continua a denunciare come l'impianto di tutte le leggi contro l'immigrazione continui a produrre brutalità, oppressione e sfruttamento.

La Commissione Antirazzista della Fai è a fianco di tutte le antirazziste e gli antirazzisti nella quotidiana lotta contro queste barbarie.

8 gennaio 2010

CON IL SANGUE AGLI OCCHI

Hanno alzato la testa e lo hanno fatto senza mediazioni, con la rabbia di chi vuole rispetto e non è più disposto a ingoiare il boccone amaro dell'ingiustizia.

La rivolta degli immigrati di Rosarno è una risposta sincera e coraggiosa alla schiavitù, alla discriminazione, all'intimidazione, all'indifferenza.

In queste ore convulse gli immigrati hanno attaccato frontalmente il sistema di dominio mafioso che controlla l'economia e il territorio calabrese: gli immigrati hanno sfidato a mani nude la 'Ndrangheta, hanno sfidato i padroni delle terre in cui vengono sfruttati e umiliati.

Gli immigrati in rivolta sono lavoratori della terra, manodopera a costo zero e senza diritti e tutele perché schiacciata da una clandestinità prodotta da leggi razziste emanate nell'interesse dei padroni. Gli immigrati in rivolta sono i lavoratori stagionali che percorrono migliaia di chilometri seguendo i ritmi delle colture, dalla Sicilia alla Campania, dalla Calabria alla Puglia, spaccandosi la schiena quindici ore al giorno per quindici euro. Gli immigrati in rivolta sono quelli che vengono picchiati e minacciati dai caporali se solo provano a chiedere acqua corrente, un tetto sulla testa o una paga più dignitosa.

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni si permette di tuonare contro i "clandestini" senza accennare minimamente agli ultimi attacchi subiti dai migranti o alle condizioni bestiali che li hanno portati all'esasperazione. Insieme a Maroni, tutto il verminaio politico, senza distinzioni, blatera parole di circostanza oscillando tra ipocrisia e frasi fatte, tra intolleranza e insofferenza. Le notizie provenienti da Rosarno non sono incoraggianti: persone armate si aggirano in paese alla ricerca di immigrati e il clima è ancora pesantissimo. Questa è l'Italia, razzista e spietata, plasmata dal potere statale e mafioso. Questo è il risultato della devastazione sociale in cui è precipitato il nostro paese. Nell'esprimere la nostra solidarietà agli immigrati in lotta per i loro diritti, manifestiamo il nostro più profondo disprezzo nei confronti di tutti i mafiosi e di tutti i razzisti che presidiano le strade di Rosarno e i palazzi del potere.

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI
Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana - FAI

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08/01/2010

22 novembre 2009

CRONACA del 14 novembre Day of action - Giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati e il "Pacchetto Sicurezza"


Torino/1. Sfilata con gabbia e capitalista a Porta Palazzo
Sabato 14 novembre, mattina.
Striscioni, una mostra sul pacchetto sicurezza, banchetto, musica e volantinaggi allo spazio antirazzista che ha aperto due giornate di informazione e lotta contro i CIE in occasione del Day of action contro i CIE, la Giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati promossa dall'IFA.
Alle varie iniziative, organizzate dalla rete "resistere al razzismo" hanno partecipato i compagni della FAI torinese e quelli del Perlanera di Alessandria.
Il presidio del 14 per una buona ora è diventato itinerante.
"Fratello devi stare attento. Tu difendi i poveri e quindi sei nemico della democrazia. Stai con chi cerca lavoro e quindi finirai a Guantanamo". Lo dice ad un compagno un anziano immigrato all'angolo tra piazza della Repubblica e via Cottolengo.
Gli antirazzisti stanno facendo un giro attraverso il Balon e il mercato di Porta Palazzo, bloccando brevemente il traffico in via Andreis, piazza della Repubblica, corso Giulio Cesare.
Davanti c'è uno striscione "CIE = lager. Rompere le gabbie". Poi incede rigido un capitalista in gessato e Borsalino seguito da una gabbia con due lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno.
C'è anche il suono straziante di una chitarra elettrica ed un tamburo che batte il tempo. Il tempo di uomini e donne in catene, che marciano al ritmo del padrone. La sfilata antirazzista fa numerose soste. Il capitalista apostrofa la folla, vantandosi dei soldi fatti sulle spalle di chi lavora. Magari in nero, senza permesso, ricattato ogni giorno. Grazie, e lo sottolinea con forza, alle leggi razziste fatte da governi amici, di destra e di sinistra. Sono storie che tanti lì riconoscono come proprie: la schiavitù legale dei lavoratori immigrati, il lavoro senza diritti né tutele, le gabbie del CIE che si ingoiano quelli che non servono e minacciano la vita di tutti gli altri. Ad ogni sosta i due immigrati in gabbia urlano e si avventano sul capitalista. Nel cuore del mercato le grida si moltiplicano. La gente si ferma, alcuni si uniscono nel gridare al padrone "razzista!", "vai via!". In piazza una macchina suona forte alle nostre spalle. Alla guida c'è una ragazza rom con una sfilza di bambini. Sorride, saluta e mostra il pollice in segno di approvazione.
Tanti altri si avvicinano e ringraziano.
Qui trovate le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367

Torino/2. Scritte contro chi lucra sui CIE
Sabato 14 novembre, pomeriggio. Dopo pranzo compaiono scritte sui muri della Misericordia a Collegno, del consorzio Connecting People e della Croce Rossa in via Bologna. Misericordia, Croce rossa e Connecting People hanno in comune la scelta di gestire uno o più CIE. Su muri della Misericordia che gestisce i CIE di Modena e Bologna, la scritta "Misericordia complice nei CIE/lager di Stato. Rompere le gabbie!". Sui muri di Kairos, del consorzio Connecting People, che gestisce i CIE di Gradisca e Trapani, in corsa per aggiudicarsi Torino la scritta "Gestire i CIE/lager non è un'opportunità. Maurino aspirante aguzzino". Mauro Maurino, presidente di Kairos e membro del direttivo di Connecting People, considera gestire un CIE "un'opportunità" da non farsi scappare.
Infine alla sede CRI di via Bologna è comparsa l'ultima di una lunga serie di scritte "CRI complice dei pestaggi al CIE. Rompere le gabbie!". L'ennesima mano di vernice non basterà a coprire la vergogna di chi lucra sulla vita di uomini e donne in gabbia.
Ecco le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367

Torino/3
Domenica 15 novembre.  Nella notte corso Brunelleschi ha cambiato nome. La strada che costeggia il CIE di Torino è diventata "corso Nabruka Nimuni". Di fronte al CIE - perché tutti ricordino e nessuno possa dire che non sapeva - è stato impiccato un manichino. Sotto un mazzo di fiori e un cartello "A Nabruka Nimuni. Uccisa da una legge razzista".
Qui le foto scattate da un reporter di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/6377
Anche questa notte le grida dei prigionieri hanno oltrepassato le gabbie e il muro. Stavolta la protesta è partita nella sezione femminile: tra mezzanotte e l'una per una ventina di minuti si sono udite battiture e urla. Poi è calato il silenzio. Intorno alle 2 e mezza è uscita un'ambulanza scortata dalla polizia.
Per i più Nabruka Nimuni non era nessuno: un'immigrata senza documenti, illegale, clandestina. Due righe in cronaca e poi via. Roba per le statistiche e nulla più. Sottrarre la sua storia all'oblio, al solo dolore di chi le voleva bene è un modo per fuggire la terribile normalità del male, che brucia le viscere della nostra società.
Il 7 maggio di quest'anno Nabruka si è suicidata nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma. L'hanno trovata impiccata nei bagni. Poche ore prima aveva saputo che quel giorno l'avrebbero deportata in Tunisia. Viveva in Italia da oltre vent'anni, aveva un figlio, non voleva andare via.
La sua vita si è spezzata quando in questura, invece del solito pezzo di carta le hanno consegnato un decreto di espulsione e l'hanno rinchiusa nel CIE. In Italia non le hanno permesso di vivere. Ha preferito morire.
Con questo gesto si conclude il Day of action contro i CIE
Ma la resistenza continua… ogni giorno. Dentro e fuori le gabbie.

Ma. Ma.

Parma
Il gruppo anarchico A. Cieri / Fai di Parma ha promosso domenica 15 novembre (il 14 si è tenuto il presidio regionale a Bologna) un presidio informativo contro i CIE ed il Pacchetto Sicurezza in Piazzale Matteotti, durante il mercato cittadino, composto prevalentemente da immigrati e frequentato dalla gente dell'Oltretorrente, uno dei quartieri più multietnici della città. Dalle ore 10 e fino alle ore 13.00 si sono svolte alcune iniziative, in collaborazione con il Comitato antirazzista cittadino e le altre realtà del territorio che si occupano di migranti e problematiche legate al contrasto del razzismo, con volantinaggi, l'esposizione di una mostra relativa ai C.I.E., la distribuzione di materiale informativo sulle reali condizioni di vita dei migranti nel nuovi lager di Stato. Molte le persone che si sono fermate a leggere i pannelli 'Voci dai nuovi lager' con le testimonianze dei reclusi, le cronologie degli eventi e delle rivolte nei CIE di Milano, Torino, Bologna, Modena e Gradisca d'Isonzo, le storie di Nabruka e degli altri migranti morti per mano della violenza razzista dello Stato. Molti gli immigrati che ci hanno dato la loro solidarietà per l'iniziativa. Molte le persone che si sono fermate per chiedere informazioni sui CIE. Dal megafono alcuni compagni hanno ricordato le violenze, i pestaggi, gli stupri nei Centri, il ruolo della Croce Rossa (la cui sede è a pochi passi da Piazzale Matteotti), la verità sulle retate anti-immigrati sempre più frequenti in città. Sotto gli occhi di diversi poliziotti, carabinieri e digos sono stati aperti alcuni striscioni, uno recitava "Resistere al razzismo", l'altro "nei Cie si stupra" e tanti cartelli di denuncia della violenza contro i migranti. Nei giorni precedenti al presidio e il giorno stesso la stampa e le televisioni locali hanno concesso interviste ai compagni organizzatori, dando modo di spiegare le loro posizioni contro il razzismo e le nuove gabbie per migranti. Per questa domenica la Lega Nord, che si presenta spesso a questo mercato per la sua propaganda razzista, non si è fatta vedere. Anche i tutori dell'ordine hanno dovuto rinunciare ai soliti controlli contro i cosiddetti venditori 'abusivi' che cercano si guadagnare qualche euro esponendo le loro merci. Durante il presidio è stata ricordata e denunciata con forza, dal megafono e con cartelli esposti, l'ennesima morte 'sospetta' nel carcere parmigiano di via Burla: Giuseppe Saladino, di 32 anni, è l'ennesima vittima della violenza dell'istituzione penitenziaria, in particolare di quella di Parma, un vero e proprio laboratorio di tortura, per ricordare che le gabbie statali che uccidono non sono solo quelle per migranti.

Christian per il gruppo anarchico Cieri/FAI Parma

Pordenone
Almeno un centinaio i partecipanti al presidio NO BORDER DAY organizzato dal coordinamento libertario regionale del Friuli Venezia Giulia svoltosi a Pordenone in una centrale piazzetta della città e a cui hanno aderito e partecipato una quindicina di compagni del vicino Veneto del coordinamento anarchico Aranea. Per due ore sono stati proiettati diversi video di controinformazione e denuncia sul razzismo e la xenofobia dilagante in Italia; in particolare di forte impatto è stato il filmato del pestaggio di migranti uscito dal CIE di Gradisca (l'unico in regione e a cui il movimento anarchico di questi territori ha opposto una determinata resistenza in termini di mobilitazione e contrasto negli anni precedenti all'apertura). Oltre ai video sono stati distribuiti volantini ed allestito un banchetto con libri, opuscoli e varia informazione libertaria e antirazzista ma il momento più importante, dopo alcuni interventi al microfono di esponenti anarchici e non, è stato l'abbattimento fisico di un muro di 6 metri per 3 rappresentante i confini, gli stati, le sbarre ed ogni forma di discriminazione. All'incitazione di "abbattere le frontiere" il muro di cartone è stato divelto da decine di compagni. Questa giornata che rientrava nel Day of Action lanciata dall'IFA (Internazionale delle Federazioni Anarchiche) a livello internazionale non è che l'ennesima tappa di un percorso che a Pordenone Iniziativa libertaria porta avanti da anni con le critical mass contro le ronde padane, la campagna "un fazzoletto giallo contro le ronde militari" e le varie lotte contro la chiusura dell'ambulatorio per clandestini e leggi regionali fortemente razziste nei confronti dei migranti. Continueremo dunque su questa strada di lotta solidale e fraterna con tutti i migranti per una società senza confini, muri e razzismo.

Stefano l'ncaricato
 
Bologna
Sabato 14 novembre il circolo Berneri ha organizzato un presidio informativo in piazza Ravegnana sotto le due torri. Piazza Maggiore era stata negata in extremis dal Comune per non "disturbare" le altre manifestazioni previste, tutte di carattere commerciale. Un divieto tira l'altro, perchè poche settimane prima il sindaco Delbono non aveva esitato a rinnovare una misura già ideata da Cofferati: è fatto divieto sabato e domenica dalle 14 in avanti manifestare in gran parte del centro città: cortei, presidi, banchetti informativi non sono permessi. A chi ha infranto la legge nei mesi precedenti sono state comminate multe, alcune di queste molto salate.
Per il Day of action una sessantina di persone si sono ritrovare dalle 11 della mattina sino allo scattare del divieto con un banchetto informativo, striscioni, bandiere per reclamare la chiusura dei Centri di detenzione per migranti, per la libertà di circolazione e un futuro senza frontiere né galere. Erano presenti le compagne femministe con volantini con un loro striscione "Nei CIE si stupra", alcuni compagni della FAI di Reggio Emilia e di Parma e altri del coordinamento migranti di Bologna e provincia che sono intervenuti più volte al microfono. Volantini appicicati un po' ovunque denunciavano lo stato di polizia che ci circonda ogni giorno, la necessità di rompere le gabbie, la violenza di stato culminata con l'omicidio simbolo di Stefano Cucchi.  
Rompere le gabbie è anche demolire il muro di gomma: chi provava a "intervistare" i passanti, chiedendo cosa fossero i CIE, gli ex CPT, riceveva risposte per lo meno perplesse. Le centinaia di volantini distribuiti sabato 14 sono una goccia, forse, ma tremendamente necessaria.

RedB

Alba
A cura della locale Federazione Anarchica e del Circolo Entropia, nelle vie del centro storico della tartufolaia e salottiera Alba è stato distribuito un volantino di informazione ed appoggio alle lotte per la distruzione dei CIE, nel giorno della mobilitazione .
È stato ristampato sia il volantino di convocazione per sabato 14 a Torino, sia quello "Fermatevi un minuto: Pensate" che si sofferma sulla applicazione pratica della legge securitaria, punto per punto, dall'arresto dei senza carta, a cosa avviene ad una clandestina che partorisce, all'inasprimento delle pene per reati di scrittura e di parola, alla logica razzista di discriminare un uomo ed una donna solo per il cammino geografico percorso e non per altro.
Erano firmati "Resistere al razzismo" nella città medaglia d'oro della Resistenza insieme a Cuneo e a Boves. Chi non poteva essere presente alla lotta sul posto, dove i campi di concentramento esistono, aveva almeno il dovere di esprimere pubblicamente non solo la solidarietà, ma anche la condivisione di tutti quei "reati umani" che possono essere commessi per distruggere queste schifezze dello stato razziale.

antonio lombardo
FAI Cuneo

Milano
Tra le giornate di venerdì e sabato si sono tenute a Milano diverse iniziative legate sia agli arresti di cinque studenti che alla mobilitazione in corso per la liberazione dei ribelli del CIE di Via Corelli, iniziative che si sono intrecciate nel modo descritto nel report postato su Indymedia e che riportiamo di seguito. Presenti a queste iniziative abbiamo distribuito il comunicato della Commissione Antirazzista della FAI, sottoscritto dalla FAM; intanto su alcuni ponti della città sono apparsi degli striscioni di stoffa per la chiusura dei CIE e di solidarietà con i ribelli di via Corelli in collegamento con il 'Day of action' indetto dall'Internazionale di Federazioni Anarchiche.
l'incaricato

Venerdì mattina:
alla sei del mattino cinque studenti vengono arrestati con l'accusa di rapina e lesioni perché sospettati di aver stampato senza pagare qualche centinaio di volantini presso la libreria universitaria CUSL e di essere usciti con un tale mirabile bottino spintonando due impavidi ciellini che tentavano di fermarli. Uno di loro viene portato a san Vittore, gli altri vengono messi agli arresti domiciliari. Le loro case sono state perquisite, alcune addirittura filmate. Se l'accusa dovesse reggere rischiano dai 4 ai 10 anni di galera.
Venerdì sera:
quasi un centinaio di persone si ritrova presso il caseggiato di case popolari occupate (e non) in cui abitavano due degli arrestati. Discutono, si confrontano, si aggiornano sulle condizioni dei ragazzi arrestati, parlano della sproporzione di quanto accaduto, della brutalità repressiva dei tempi che corrono. Poi decidono spontaneamente di muoversi in corteo fino a san Vittore, dispiegando uno striscione fresco di pittura con la scritta: "sid, paolino, celo, tia liberi subito! Sbirri infami!". Il corteo passa per porta Genova, via Papiniano e poi raggiunge le mura del carcere. Qui scritte, slogan, saluti, diversi botti rimbombano nel cortile del carcere. I detenuti rispondono con battiture e urla di gioia. Poi il corteo torna verso il punto di partenza, passa per via Coni Zugna, arriva in piazza 24 maggio, poi devia in san Gottardo. Qui alcuni cassonetti vengono rovesciati, uno viene dato alle fiamme. Slogan contro la polizia, contro i secondini, contro i CIE per immigrati, e in solidarietà a tutti gli arrestati accompagnano il corteo fin sulla circonvallazione di viale Liguria. Qui una campana del vetro viene spostata e blocca la strada, poi l'ultima deviazione verso casa.
Sabato: dalle 14 un presidio sotto il carcere di san Vittore raduna circa 200 persone. Il presidio, già indetto da giorni in solidarietà agli arrestati di via Corelli e in adesione alla giornata europea contro i campi di espulsione per immigrati, raccoglie anche la solidarietà agli studenti arrestati. Musica, interventi e saluti in più lingue attraversano le mura del carcere. A loro si aggiunge qualche botto e alcuni grossi fumogeni. Poi il presidio invade la carreggiata e blocca il traffico. Il presidio con blocco continua vivacemente fino alle 17 e infine spontaneamente si tramuta in corteo. Qui scritte, slogan, canti. La manifestazione percorre le vie decidendo il percorso di incrocio in incrocio senza trattare con forze di polizia presenti (in maniera massiccia ma sempre a distanza). Seminata la celere in due o tre occasioni il corteo ha poi raggiunto le case occupate di via Ripa Ticinese. Qui aperitivo di autofinanziamento di un gruppo di donne che si batte contro i CIE.
Più tardi una carovana di macchine fa un giro di saluti sotto le case degli studenti agli arresti domiciliari. Il giro termina sotto il Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli. Per la terza volta in una settimana una battitura comune crea un ponte tra dentro e fuori. Più tardi si verrà a sapere che in 5 sezioni del centro l'indomani inizierà uno sciopero della fame. L'ennesimo.

[da "Umanità Nova", n.41 del 22/11/2009]

07 novembre 2009

14 novembre Day of action - Giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati e il "Pacchetto Sicurezza"

Un'Europa di muri e di gabbie. Muri per fermare profughi e migranti, gabbie per rinchiuderli. L'ultimo anno è stato terribile. Alle frontiere d'Europa si combatte ogni giorno. E, ogni giorno, qualcuno muore. Nelle intercapedini dei Tir, nelle gallerie ferroviarie e nei mari, dove le onde sono più pietose di militari e trafficanti d'uomini.

Il meccanismo è semplice e atroce. In ultima analisi lo stesso dei nazisti. La selezione avviene nei paesi d'origine: solo i più giovani, i più forti, quelli in grado di attraversare il deserto, lavorare come bestie per pagare il viaggio, reggere la traversata, arrivano. Poi ci penserà il mercato a scegliere quelli più flessibili, utili, obbedienti, adattabili. In Italia chi non ha un contratto di lavoro non ha il diritto a risiedere legalmente nel nostro paese. Il lavoro che "rende liberi" ricatta la vita dei lavoratori immigrati, obbligandoli a chinare la testa. Chi ha le "carte" teme di perderle, chi non le ha rischia ogni giorno l'esplosione. Così cantieri, fabbriche, campi, case si sono riempiti di gente di ogni dove che lavora come in Europa non si lavorava più: sono i braccianti schiavi, gli operai senza tutele, i badanti senza orario... E per quelli che non possono o non vogliono stare alle regole, o, semplicemente "sono di troppo" ecco la galera amministrativa e poi la deportazione. Un meccanismo ben oliato, che si regge e alimenta con le continue campagne xenofobe, che attraversano ogni angolo d'Europa. Leggi razziste sono state emanate dai paesi ricchi per fermare, imbrigliare, tenere sotto ricatto i poveri in fuga dalla miseria, dalla fame, dalle persecuzioni, dalle guerre. L'Italia, confine sud della fortezza europea, è ormai da lunghi anni in prima fila. Il cammino di chi non ha speranza non può essere arrestato.

I governi lo sanno bene ma preferiscono parlare di "emergenza". La logica dell'"emergenza" è quella che ha motivato gli interventi armati in Somalia, Kosovo, Iraq, Afganistan. L'"emergenza" giustifica tutto: le bombe sui civili e la tortura, l'occupazione militare e la legge marziale. Gli ambiti di legittimità si spostano ogni giorno di più in barba agli stessi accordi internazionali. Con il "pacchetto sicurezza", approvato dal parlamento italiano il 2 luglio di quest'anno, è stato fatto un altro passo verso un diritto diseguale, in cui non conta quello che fai, ma quello che sei. È il presupposto di ogni legge razzista. È il presupposto di ogni stato di polizia. Nel mirino i migranti, i poveri, i senza casa e chiunque si opponga all'ingiustizia e alla
discriminazione.

Militari per le strade, retate sugli autobus, controlli asfissianti e brutali fanno parte della nostra vita quotidiana. Sono diventati terribilmente "normali". La normalità del male. Gli autobus galere messi in campo a Milano per il controllo degli immigrati sono durati poco. Forse erano troppo anche per stomaci forti. Il Comune meneghino ha tuttavia voluto sottolineare che "con sommo dispiacere siamo costretti a farne a meno"... ma ci riproveranno.

La nuova legge ha prolungato a sei mesi la detenzione amministrativa nei CIE – Centri di Identificazione ed Espulsione.

I Centri per i "senza carte" sono l'emblema tragico di una società spezzata, dove lo scontro sociale ha ceduto il posto alla guerra tra poveri. La storia dei Centri, in Italia come nel resto d'Europa, è la storia di uomini e donne che hanno negli occhi il deserto, le galere libiche, il mare, i pescherecci che passano senza fermarsi, i militari che vanno a caccia di uomini. La vita, la voglia di libertà, la resistenza e la lotta di migliaia di uomini e donne sono passate da queste galere per poveri.

Negli ultimi mesi nei CIE di tutt'Italia la protesta è dilagata. L'estensione a sei mesi del periodo di trattenimento nei Centri ha fatto da detonatore. Dai primi di agosto il ritmo è stato pressoché quotidiano.

Settimana dopo settimana rivolte, incendi, tentativi di fuga, scioperi della fame, gente che si fa tagli profondi a braccia e gambe, suppellettili e materassi distrutti. Poi, puntuale, la repressione: pestaggi, arresti, sputi, insulti. Quelli che con più forza hanno lottato per la propria dignità e libertà sono finiti sotto processo o hanno guadagnato un'espulsione rapida. Dai centri in tante notti si levano urla. Urla di rabbia e di dolore. Urla nel silenzio. I media tacciono o mentono. È tempo di rompere il silenzio.

Debole, debole, il lessico della solidarietà e della lotta comincia a tracciare, sui muri e nelle coscienze, un solco lieve, ma visibile. Gli antirazzisti stanno intessendo reti solidali, per amplificare la voce di chi è messo a tacere, per sostenere le lotte. Per distruggere muri e gabbie. Muri che rinchiudono uomini e donne venuti da noi per cercare un'opportunità di vita. Viviamo tempi grami, tempi feroci e folli, tempi di guerra. La guerra contro i poveri e gli immigrati, la guerra contro chiunque si opponga alla barbarie. Piovono pietre e nessuno può stare al riparo in attesa di tempi migliori: mettersi in mezzo è un' urgenza ineludibile. Se non ora, quando? Se non io, chi per me?

Il 14 novembre ci sarà un Day of action contro i centri di detenzione per immigrati. La giornata è stata promossa dall'IFA – l' Internazionale di Federazioni Anarchiche.

Facciamo appello perché quel giorno - in ogni città - si svolgano iniziative contro i CIE e il pacchetto sicurezza.


Federazione Anarchica Italiana – Commissione Antirazzista FAI - antiracism@libero.it


"DAY OF ACTION" Iniziative

BOLOGNA
14 NOVEMBRE 2009 ORE 11.00 P.Nettuno
Le realtà federate dell'Emilia-Romagna lanciano un appello alla manifestazione contro gli autoritarismi e le politiche razziste, securitarie e segregazioniste che caratterizzano i governi di questo fosco inizio di secolo.

PORDENONE
14 NOVEMBRE 2009 ore 17.00 P.tta Cavour per la campagna DAY OF ACTION promossa dall'IFA (Internazionale di Federazione Anarchiche)
A tutte le realtà antirazziste che in questi anni hanno lottato al fianco dei migranti e contro tutte le discriminazioni; a tutte le individualità che ritengono la libertà di circolazione delle persone più importante di quella delle merci e del capitale, che ritengono ogni uomo, donna e bambino eguale per bisogni e libero di ricercare la propria libertà e seguire i propri sogni ovunque; a tutti coloro che sono consapevoli che la vera sicurezza sta in una società senza ricatti economici e sociali dove tutti possano studiare, curarsi, lavorare e vivere in pace e non dove le città sono sempre più militarizzate, dove regna una politica repressiva e dove le leggi servono a salvaguardare pochi e persguitare la gran parte a partire dai più deboli, dove le guerre e i massacri impongono ancora oggi in molta parte della terra il dominio della violenza dell'apartheid. Chiediamo dunque ad ognuno di mobilitarsi e partecipare a questa giornata per abbattere anche fisicamente il muro che sorgerà in piazza a simboleggiare le frontiere dell'esclusione, dell'odio e del razzismo.

NO BORDER DAY
contro i CIE (prigioni per immigrati senza permesso di soggiorno)
contro il Pacchetto Sicurezza, il reato di clandestinità
contro le Ronde verdi, nere e militari
PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE
PER LA SOLIDARIETA' FRA LE GENTI,
PER UN MONDO SENZA MURI NE' FRONTIERE E LIBERO DA OGNI
FONDAMENTALISMO DI CHIESE, IDEOLOGIE E STATI
proiezioni Audio/Video - microfono aperto performance/installazione "abbattere le frontiere" materiale informativo - sound system
Coordinamento Libertario Regionale

TORINO
SABATO 14 NOVEMBRE ORE 10.00 al Balon . Via Andreis angolo via Borgodora.
Day of action contro i CIE.
La FAI di Torino organizza un presidio itinerante al mercato di Porta Palazzo. per contatti: fai_to@inrete.it
3386594361

PARMA
DOMENICA 15 NOVEMBRE - DALLE ORE 10 - PIAZZALE MATTEOTTI
DAY OF ACTION - Presidio contro i C.I.E (Centri di Identificazione ed Espulsione, ex-CPT) e il Pacchetto Sicurezza
Un'Europa di muri e di gabbie.
Muri per fermare profughi e migranti, gabbie per rinchiuderli. È tempo di rompere il silenzio. Se non ora, quando? Se non io, chi? Una giornata d'azione
coordinata per dare una risposta contro le nuove norme razziali, le mistificazioni securitarie e la militarizzazione dei territori. Per la
creazione di una rete solidale, capace di opporsi alla guerra tra poveri che,  dall'alto, si cerca di costruire.
Il Day of Action è indetto dall'IFA, l'Internazionale di Federazioni Anarchiche Gruppo anarchico A.Cieri / FAI Parma
cell.333 8277726
per adesioni: atelibparma@hotmail.com

26 gennaio 2009

LA PAURA STA CAMBIANDO CAMPO
Rivolta a Lampedusa

Questa è la cosiddetta settimana della memoria e la retorica sui campi di concentramento (Lager) viene incensata a piene mani dal potere: ma, come in 1984 di Orwell, il potere costruisce la neolingua utilizzandola al suo contrario. Tutti sono contrari ai Lager, ma basta cambiargli nome (oggi CPA ieri CPT) e addirittura intere isole possono diventare immensi lager: oggi per i più sventurati, domani per gli oppositori. La storia recente ci insegna che in un piccolo territorio concentrazionario come la Striscia di Gaza un milione e mezzo di esseri umani può essere sigillato, murato, poi bombardato e massacrato perché qualcuno dice che sono un pericolo per l'esistenza di qualcun'altro, senza che questo non susciti l'indignazione generale. L'isola di Lampedusa, diventa così (per ordine del governo e di chi gestisce le politiche criminali contro gli esseri umani, il ministro Maroni) un‚isola lager. Ma qualche volta i conti non tornano.
Nei giorni scorsi i 1300 immigrati rinchiusi nel CPA (Centro di Prima Accoglienza) che secondo Maroni dopo l'identificazione dovrebbero essere rimpatriati, forzano i cancelli ed evadono. Purtroppo Lampedusa è un‚isola, è piccola ed è anche la più lontana dal continente: ma le notizie si diffondono e viene fuori una realtà diversa da quella che i grandi media filo governativi vorrebbero nascondere. Gli immigrati in "fuga" si riversano nella vie del centro di Lampedusa al grido di "libertà,  libertà basta Guantanamo!". Sicuramente l'immagine dell'immigrato timido, impaurito, quasi morto di freddo, stride con questi ragazzi, uomini e donne che si sentono ostaggi di politiche criminali di cui loro sono le vittime e che diventano protagonisti della rivolta di Lampedusa, una rivolta che si fonde con quella dei lampedusani, contrari all'istituzione di un nuovo centro di espulsione. La paura sta cambiando campo.
Gli immigrati in lotta costringono in qualche modo gli abitanti del posto a reagire contro le scelte del governo e fanno anche capire che solo la mobilitazione e la rivolta pagano. La leghista Maraventano, fino a poco fa vicesindaco dell'isola, deve farsi difendere dai carabinieri per poter trovare la strada di casa.  Se gli interessi di bottega degli isolani coincidono con l'immagine di Lampedusa come paradiso turistico, con il decreto Maroni essa diventerebbe un'ISOLA-LAGER: in questo modo, gli immigrati fanno scoppiare le contraddizioni all'interno del governo e della cosiddetta società civile. Credere al diritto, all‚uguaglianza, alla pari dignità in un regime democratico è come credere in babbo natale. Gli immigrati  non ci stanno a ritornare nei luoghi da dove sono fuggiti, dalla guerra, dalla fame, dopo essersi affid ati ai viaggi della morte per cercare la possibilità di cambiare il loro destino. È lunga ancora la strada dell'emancipazione, ma queste cose che succedono danno la speranza che questo mondo possa cambiare La Commissione Antirazzista della FAI, esprime tutta la solidarietà attiva agli immigrati in lotta. Gli anarchici saranno sempre al fianco dei sfruttati contro ogni ingiustizia e sopraffazione. Per un mondo senza frontiere, senza galere. Per un mondo dove nessun o stato abbia il diritto di esistere.

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

26/01/2009


I comunicati ed i materiali pubblicati in precedenza si trovano, divisi per anno, nella sezione archivio.